Romanzi erotici e racconti erotici di Abel Wakaam by RossoScarlatto
Abel Wakaam
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Genere erotico
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1° OmOsapiens, una storia di ordinaria follia.
Il suono dell'arpa aleggiava tra le pareti vellutate del Boudoir e vibrava sulla pelle, graffiando l'anima come le unghie acuminate di una gatta che raspa nervosamente il vetro della finestra chiusa. Rebecca sentì una vampata di calore salirle su, nella gola, per poi ridiscendere nel ventre dov'era scaturita. Dietro un paravento, due ragazze avvinghiate con trasporto si baciavano con un sottile gioco di lingua, mantenendo le labbra a distanza per non mischiare le tonalità vermiglie dei rispettivi rossetti. Si accorsero del suo sguardo curioso e la insultarono senza riguardo.

Pochi passi e la vibrazione del cellulare, stretto nel palmo della mano, le diede la scossa che stava aspettando da ore. - Dove sei? - sussurrò la voce.

- Sono appena entrata nel locale... c'è poca gente, cosa devo fare?

- Hai fatto tutto quello che ti ho chiesto?

- Si... - balbettò, guardandosi allo specchio preoccupata - ma vestita così non mi sento a mio agio.

- Facciamo un ripasso, raccontami ogni dettaglio da quando hai aperto il mio regalo.

- La tensione è salita alle stelle ancora prima di sciogliere il fiocco, - raccontò Rebecca - le dita mi tremavano... la saliva mi si bloccava in gola. Quando poi ho visto il contenuto, ho avuto uno scatto improvviso e mi è sfuggito tutto di mano. Mi sono seduta per terra, nell'angolo opposto del bagno, e sono rimasta a fissare quella strana cosa allungata sulle piastrelle bianche. Credevo di morire!

- Se fosse stato reale, non saresti qui a parlarne. E' uno dei serpenti più velenosi presenti in natura.

- Ero terrorizzata... ci sono voluti diversi minuti per capire che fosse un'imitazione. Quando ho ritrovato il coraggio... mi sono avvicinata e ho raccolto il foglietto che lo accompagnava. Dopo tre righe l'eccitazione è balzata alle stelle. Sono rimasta a fissarlo per una vita, ho contato una ad una le striature bianche che adorna il rosso brillante del suo corpo lungo e sottile... e mi sono chiesta quella mente perversa poteva aver progettato questa follia.

- Mi reputi così perversa?

- Abbastanza per avermi ammaliata. - le confessò Rebecca, intimidita dagli sguardi della barista.

- Continua... raccontami come sei vestita.

- Come tu mi hai chiesto... o meglio, dovrei dire come tu mi hai ordinato. Un vestito nero, morbido, di maglina... con uno spacco profondo sulla schiena e un paio di scarpe rosse di vernice, quasi della stessa tonalità del tuo amato serpente.

- Ce l'hai con te?

- Lo sai bene che ce l'ho con me... è profondamente dentro di me... e la sua lunga coda mi dondola tra le cosce. E' questo che volevi sentire?

Qualche secondo di silenzio, poi fu sorpresa dalla risposta. - Mi piace sapere che ti sei venduta alla voglia, che hai scelto la strada più infida tra quelle che avevi a disposizione.

- Ho scelto te perché mi hai strappata dalle mie convinzioni. Se avessi ascoltato almeno un secondo la ragione, dovrei essere altrove. Sto rischiando l'intera mia esistenza, lo sai vero?

- Parlami del regalo e del momento in cui è diventato la tua coda.

Rebecca si sedette su uno dei divanetti di alcantara che attorniavano i salottini privati e avvertì il contatto con quel maledetto serpente di gomma, scivolato sinuosamente tra le natiche. - Ho intinto la sua testa piatta nel vasetto della crema, - ansimò, deglutendo a stento la saliva - poi mi sono messa a carponi sul tappeto del bagno, come da tue istruzioni, e l'ho fatta scorrere tra i glutei fino a trovare la giusta posizione.

- Qual'è stato il primo pensiero?

- Non avevo mai nemmeno immaginato di dover oltrepassare quella porta, - ammise - i miei giochi erotici si sono sempre rivolti altrove, dove è più naturale provare piacere.

- Ti sei comportata esattamente come ti ho chiesto di fare?

- Ho accennato una spinta per schiudere i muscoli, ho appoggiato la testa del serpente al centro... e li ho rilasciati, affossandola lentamente. La sua forma affusolata e la crema hanno fatto il resto. Poi mi sono alzata in piedi e l'ho spinta dentro finché la punta della coda mi è penzolata tra le ginocchia. Ho indossato il vestito e sistemato la lunghezza affinché non fosse visibile sotto la gonna.
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