Romanzi erotici e racconti erotici di Abel Wakaam by RossoScarlatto
Abel Wakaam
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Il baratto

Fosti tu a volerlo, forse per punirmi... forse soltanto perché avevi deciso che era giunto il momento di provare il sapore nuovo del tradimento.

"Quello me lo farei volentieri!". Lo avevi sussurrato a denti stretti, guardando l'aitante giovanotto che saliva sul veliero a due alberi, attraccato alla banchina del porto. E non aveva nessuna importanza se fosse un mozzo, un capitano oppure il padrone del vascello, ti piaceva perché aveva la mascella squadrata, i muscoli scolpiti sotto l'abbronzatura... e quel gonfiore bene in vista che prevaricava ogni cosa.

Lo vidi dai tuoi occhi quanto ti sarebbe piaciuto infilare le mani curiose tra i bottoni perlacei dei suoi calzoni candidi, riuscisti persino a trascinarmi con una scusa fino al molo per gustarti meglio ogni sua mossa.

Credevo fosse finita lì, ero certo che non ci sarebbe stato alcun seguito, eppure quella stessa sera lo ritrovammo seduto da solo al bar della loggia, e tu cogliesti al balzo l'occasione per scegliere il tavolo proprio di fronte a lui.

"Adesso lo faccio impazzire!". Ed io ti guardai sorpreso da tanta determinazione, non ti avevo mai sentita così sfacciatamente intrigata da uno sconosciuto, ma la situazione mi incuriosiva a tal punto da concederti carta bianca per capire fin dove avresti potuto spingerti.

Trovai banale il tuo continuo accavallare le gambe per mostrargli il tanga che copriva appena i tuoi corti peli scuri, eppure lui sembrò apprezzare quel gioco di vedo e non vedo antico quanto il mondo, tanto da non staccare un attimo lo sguardo da sotto il tavolino.

Ebbi un sussulto quando sussurrasti: "Vado in bagno, mi tolgo gli slip e gliela faccio vedere... sono proprio curiosa della sua reazione".

"Penserà che gliela vuoi anche dare..." obiettai, "sempre che nel frattempo non si alzi e torni sulla sua barca".

Eri certa che sarebbe restato, e così fu! Sgranò le sue cerulee pupille quando mi buttasti il tanga tra le mani, poi sorrise e tornò a cercare la gradita sorpresa tra le tue gambe.

Mi sentii un po' stupido, trascinato per una volta in un gioco che non avevo previsto, ma l'eccitazione mi indusse a lasciarti fare, consapevole che non avrei comunque potuto fermarti. Era una piccola vendetta, me lo lasciasti intuire, e d'altronde dovevo aspettarmelo che prima o poi mi avresti fatto pagare le mie distrazioni estive... e se quello era il tuo sfizio, dovevo lasciarti continuare.

Finsi almeno di non accorgermi, giusto per evitare l'impressione di essere io l'artefice della tresca, ma lui aveva occhi soltanto per quegli squarci che si aprivano nello spacco profondo del tuo vestito... girava il dito sull'orlo del bicchiere, inzuppandolo ogni tanto nella schiuma chiara della birra.

"Andiamo giù sul lungomare, dietro al parco, vogliamo scommettere che ci seguirà?". Sarebbe stato stupido se non lo avesse fatto, ormai gli avevi dato la certezza che il gioco potesse andare ben oltre quegli sguardi furtivi... e difatti si alzò poco dopo di noi, seguendoci come una belva che ha fiutato la preda.  

Il chiosco era l'unica ampolla di luce in quella notte nera come l'inchiostro, e l'immensità dell'universo sembrava non accorgersi del nostro arrivo. Ricordo che ordinasti un cocktail a base di rhum e frutta... poi mi impedisti con un bacio di seguirti nell'oscurità del parco, e te ne andasti stringendo il bicchiere, mentre con l'altra mano sollevavi il vestito, girando più volte su te stessa come in una danza.

Lui evitò il mio sguardo, e prima che potessi comprendere le sue reali intenzioni, si incamminò per un altro sentiero che lo avrebbe condotto nella tua direzione.

Avrei dovuto aspettarti in albergo... avrei voluto fingere di essermi addormentato, invece subdolamente ti ho seguita di nascosto come un ladro che si muove nell'oscurità per sorprendere la sua vittima.... e ti ho vista.

Fu il bianco dei suoi calzoni a darmi la percezione di quello che stesse accadendo, si muoveva con foga tra le tue gambe, incendiandoti il respiro di lamenti. Godevi sì... chinata su di una panchina con lo sguardo riverso che cercava il suo, una mano sul fianco per imprimergli il ritmo che più ti appagava.

Ti guardai... una visione da fuori della scena che mille volte avevo vissuto con te, e vederti sbattuta da un altro uomo nello stesso modo, con la stessa forza, travolse ogni mio pensiero sino a lasciarmi percepire il piacere in tutta la sua entusiasmante intensità... e tu sapevi che ero lì, da qualche, e questo ti faceva impazzire!

E' difficile descrivere ora quale sensazione si prova nel vedere la propria donna che si concede con quella voglia ad uno sconosciuto, eppure in quel momento mi esaltavano le tue invocazioni a fotterti, il tuo tremore sotto ai suoi colpi... l'indicibile ansia con cui ti offristi all'orgasmo.

Poi ti sentii gridare, ti sentii guaire... e quando lui se ne andò... quando chiamasti il mio nome... io presi il suo posto e cominciai a godere.

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