Romanzi erotici e racconti erotici di Abel Wakaam by RossoScarlatto
Abel Wakaam
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Notte inquieta

"Notte di un'estate inquieta, pregna di oblio, desiderio e umori, maledetta ed arida quanto basta ad esser preda dei propri amori"

E' così che mi ritorni in mente, seduta sul muretto di pietra a strapiombo sul mare, gli occhi lontani verso le nuvole rosse del sangue del tramonto... e le mie e le tue mani  a sfiorarsi in un gioco vecchio quanto il mondo. Siamo preda del tempo che ci rincorre, siamo briciole di desiderio in attesa della notte... calamite stanche di attirarsi l'un l'altra nella noia infinita dell'amore, ed ora pronte a lasciarsi catturare dal primo passante che avrà il coraggio di bussare al nostro istante di follia.

Ecco... arriva la prima ombra, ti sfiora, ti guarda... sorride, poi abbassa gli occhi incontrando i miei, rallenta per qualche passo, si volta... e poi fugge via. Uno dopo l'altro, uomini senza volto perché il buio ne cancella ogni traccia, solo la tua pelle sempre più nuda si lascia accarezzare dalla luna in controluce, si lascia gustare da ogni passante sperando che uno si fermi... e trovi il coraggio di osare.

Finché l'aria calda mi porta il profumo di un sigaro cubano, già scorgo il profilo confuso del suo abito candido di lino, un brivido lungo la schiena mi fa sussultare appena... si avvicina, si ferma e ci guarda a turno aspettando un gesto di invito o di diniego.

Sei tu a sorprenderci entrambi... tu che apri la camicia di seta mostrandogli le linee dolci del tuo seno... tu che sollevi la gonna e schiudi le gambe, con le mani ti sfiori... ed io impazzisco baciando le tue dita pregne di umori.

Pupille spalancate nella notte, gettate nella tua intimità che ha voglia di lasciarsi guardare, di lasciarsi prendere e gustare. Due passi appena, sino a raggiungere il buio fitto del parco che nasconde una panchina... si siede e tu già gli sei sopra, ti muovi, lo stringi... gli sfili la cinta... in ginocchio, gli apri i calzoni e poi ti volti, mi cerchi... mi chiami... vuoi che io assista, che io ti parli.

" Lasciati andare, lasciati scivolare sul suo ventre peloso... scendi fin che ti pare, ma poi risali, sfuggigli, fatti cercare, fatti toccare, fatti desiderare... poi, lentamente, lasciati immolare... fai spazio nella tua carne perché lui possa entrare e muoversi nel tuo corpo fino a farti tremare, fino a farti scoppiare... mentre il tuo sesso fradicio si arrende e si lascia andare come burro fuso che si scioglie alla fiamma, con l'estro del piacere che ti trascina, voglia oscena che nella mente si insinua e rode di forza ogni pensiero... ti fa pretendere di più... e di più ancora."

Ora ti guardo, mentre a stento gli resisti, nell'attimo magico che precede ogni orgasmo... e so che mi vuoi vicino, lungo la schiena, vuoi che ti accarezzi giù, tra i tuoi glutei tesi, vuoi che io senta il tuo odore denso... mentre le mie dita si muovono nel più sporco dei tuoi sensi, e cercano la seconda via della tua voglia per far largo al mio sesso che anch'esso ti pretende.

Ti sollevi appena, la schiena incurvata ed il tuo volto riverso, in attesa di quel dolore così dolce e perverso, pronto a riempirti fin dentro le viscere e a logorare ogni muscolo fino a farti gridare, fino a farti grugnire... fino a farti godere.

Ti sento, sì, e mi senti... scorrere insieme all'altro separati solo da un filo sottile... e tu, folle quando basta a dettare il ritmo di questa immane pazzia. Tu, che sembri prigioniera tra i nostri corpi e che invece controlli ogni nostro sussulto... ci muovi, ci trascini e ci spremi... ci stringi tra i tuoi muscoli e poi fremi... finché entrambi siamo pronti a rovesciare tutta la nostra voglia dentro la tua carne che sta per affogare.

Ecco... ora è il momento... ti inarchi e poi serri i mio sesso dentro una morsa... sussulti in un incredibile spasmo... e poi i lamenti... i lamenti che scivolano nella notte come versi di un gatto in amore, mentre arretro un istante senza mai uscirne fuori, poi mi spingo nell'ultima lenta agonia... sento lui che gode nella tua carne e lo seguo anch'io.

E' così che ricordo il tuo volto, dipinto di smorfie atroci... lo guardo nella tenue scintilla che da nuova vita al sigaro cubano... l'odore di tabacco compre quello del sesso, e poi tutto svanisce come se non fosse neppure accaduto.

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