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Lo scoprii per caso, sistemando il computer nel suo studio
dopo un'infezione da un maledetto virus, era una minuscola
traccia nella cronologia di Explorer, impossibile da cancellare
senza prima ripulire l'hard disk. Un indirizzo di Hotmail,
niente di più, ma perché mai Letizia avrebbe
dovuto possedere un account segreto?
La scelta del nome poi non lasciava dubbi, "fragola
selvatica" era il nostro codice di riferimento quando
da fidanzati suo padre ci curava a vista, e dunque non c'erano
dubbi: poteva soltanto essere suo. Ma ora non eravamo più
i ragazzi che si nascondevano a far l'amore dentro il fienile,
erano passato quindici anni e lei era diventata il punto
di riferimento della mia vita.
L'istinto mi trascinò immediatamente verso quel
dannato indirizzo dall'aria suadente, ma per quanto provassi,
non riuscii a trovare la password d'accesso. La scelta passò
dalle date più importanti del nostro rapporto ai
vari nomi e nomignoli che ci eravamo scambiati nel tempo,
e non tralasciai neppure i codici del bancomat o vari pezzi
più o meno logici, legati al suo lavoro di commercialista;
il risultato era sempre lo stesso!
Perché dunque Letizia aveva bisogno di proteggere
così fermamente quel piccolo buco nero che la portava
in un'altra dimensione, non c'era una sola risposta che
mi desse soddisfazione se non quella più ovvia...
più scontata. Avrei potuto chiederglielo, avrei potuto
fingere di averlo scoperto per caso, ma io l'avevo davvero
scoperto per caso e non mi davo pace.
Nei giorni che seguirono, controllai più volte il
suo computer ed ebbi la certezza che nascondesse qualcosa.
Nessuno cancella sistematicamente tutta la cronologia dei
siti visitati, nessuno è così folle da svuotare
la directory dei files temporanei dopo aver navigato anche
solo mezz'ora in rete... no, ormai ne ero convinto: Letizia
mi nascondeva qualcosa di veramente importante.
Optai per un volgare programma di controllo, inserito di
nascosto nel suo PC, e in grado di inviarmi il log completo
dei suoi spostamenti su Internet, si rivelò una scelta
vincente ma non abbastanza per scoprire la sua password
di posta. Scoprii invece che frequentava una chat nascosta
all'interno di un sito di viaggi, una specie di portale
per singles in cui l'accesso in ogni stanza veniva richiesto
direttamente dai soci.
Adottai un nome di fantasia e mi registrai la sera stessa.
Cercai di inserire dei riferimenti con cui ero sicuro di
interessarla, eppure nelle quattro settimane che seguirono
ricevetti soltanto la richiesta da una certa Sheila, decisamente
poco interessante anche se disponibile praticamente a tutto.
Grazie al suo aiuto, riuscii però a capire come girassero
le cose nel sito ed alla fine, seppur lentamente, arrivai
nella chat pubblica, in cui i nuovi potevano entrare soltanto
presentati da un socio di fiducia.
E' lì che alla fine incontrai Fragola Selvatica.
Era un pomeriggio di maggio, lo ricordo perché il
tralcio di rose della nostra casa di campagna si lasciava
spingere dal vento contro la finestra socchiusa, il profumo
scivolava nella stanza ricordandomi quanto Letizia amasse
i fiori ed io, stupidamente, digitai sulla tastiera la sensazione
dolce di quel momento.
Fu la sua risposta secca ad insinuarmi il dubbio che non
potesse esser lei, aveva un modo di fare del tutto diverso
e quasi mi stupì con quel suo: - ...sono una fragola
selvatica, amico mio... adoro i profumi si, ma preferisco
essere mangiata!
Telefonai immediatamente sul cellulare di Letizia... e
ciò che accadde nei minuti successivi mi diede la
certezza di averla colta in fallo!
Da subito la sentii indaffarata, e nel contempo Fragola
Selvatica rallentò di molto il ritmo delle sue risposte...
non c'erano dubbi: erano la stessa persona.
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