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Spazi immensi come solo l'Africa sa mostrare, ed io rimasi
incantato dalla profondità dell'orizzonte. Il cielo
scuro sulla savana pareva un mare di grano in burrasca, mi
guardava dall'alto della sua superba imponenza, mi stringeva
in un abbraccio a cui non potevo sottrarmi.
Fu un attimo... un lampo accecante si sprigionò
da una nuvola color dell'inchiostro e si infilò tra
gli alberi come la lingua bifide di un serpente che brama
la sua preda e poi l'aggredisce con una rapidità
inaudita.
Ne seguì un rombo immenso che scosse l'altopiano...
poi il suo lento brontolio sommesso se ne andò pian
piano, lasciando il silenzio padrone della terra e il cielo.
Cominciò così la mia prima avventura in Africa,
stordito dalla bellezza inquietante che aveva colorato i
miei sogni di ragazzo inquieto e che ora, dopo trent'anni,
si mostrava finalmente ai miei occhi stanchi come un miraggio
strappato alla polvere... così esteso da non poter
essere contenuto in un solo sguardo.
Moki attirò la mia attenzione stringendo per un
attimo il volante della jeep con una sola mano, ma alla
prima buca rischiammo di finire fuori pista e non feci neppure
in tempo a comprendere cosa volesse indicarmi. ..le montagne
della luce, - esclamò - lo stregone racconta che
lo spirito della folgore si nasconde in una valle profonda
e raggiunge il cielo solo quando la pioggia lo chiama per
spaccare l'otre nero in cui sono nascoste le nubi.
- Cosa c'è davvero tra quelle montagne, - domandai,
alzando il fazzoletto sopra la bocca per ripararmi dalla
sabbia spinta dal vento - ho intravisto uno strano riflesso
metallico sul pianoro che sovrasta la spaccatura tra le
due cime.
Non rispose... nemmeno una smorfia, e continuò a
guidare con il capo piegato verso la spalla sinistra, cercando
di non perdere di vista i solchi in cui doveva mantenere
le ruote per evitare ulteriori scossoni del veicolo.
Un secondo boato mi fece balzare il cuore in gola, il vuoto
s'inoltrò dentro le mie vene fino a battere come
un tamburo sulle tempie, voltai lo sguardo verso quel punto
brillante all'orizzonte e vidi chiaramente una luce azzurra
scivolare lungo il costone roccioso per poi sparire in una
frazione di secondo nell'oscurità della valle.
Un gesto veloce di Moki non sfuggì ai miei sensi
ancora pregni di adrenalina, lo vidi chiaramente mimare
il segno della croce e nel frattempo fingere di asciugarsi
il sudore dalla fronte. L'aveva notato anche lui ed aveva
paura, il terrore lo indusse a pigiare sull'acceleratore,
il suo respiro era corto, ansimante e non voltò mai
più il capo verso la montagna finché non arrivammo
alla fattoria.
Apparve all'improvviso come un'oasi verde nell'erba secca,
stagliata col suo profilo altero sullo sfondo del cielo
scuro, inghiottito dalla notte. Ebbi appena il tempo di
abituare i miei occhi alla vista di qualcosa che non fosse
parte integrante della natura, che uno scroscio di pioggia
mi investì all'improvviso.
Non ricordavo più l'odore della terra percossa dall'acqua
durante il temporale, lo assaporai con le stesse narici
spalancate del bestiame che a colpi di bastone veniva spinto
dentro il recinto, e nulla valse la mia corsa alla ricerca
di un riparo, inutile quanto sperare che la mia camicia
intrisa di polvere potesse reggere ancora un minuto, giusto
il tempo di presentarmi in modo decente alla padrona di
casa.
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