Un romanzo di Abel Wakaam
1° Capitolo
Il fragore del tuono
Spazi immensi come solo l'Africa sa mostrare, ed io rimasi incantato dalla profondità dell'orizzonte. Il cielo scuro sulla savana pareva un mare di grano in burrasca, mi guardava dall'alto della sua superba imponenza, mi stringeva in un abbraccio a cui non potevo sottrarmi.

Fu un attimo... un lampo accecante si sprigionò da una nuvola color dell'inchiostro e si infilò tra gli alberi come la lingua bifide di un serpente che brama la sua preda e poi l'aggredisce con una rapidità inaudita.

Ne seguì un rombo immenso che scosse l'altopiano... poi il suo lento brontolio sommesso se ne andò pian piano, lasciando il silenzio padrone della terra e il cielo.

Cominciò così la mia prima avventura in Africa, stordito dalla bellezza inquietante che aveva colorato i miei sogni di ragazzo inquieto e che ora, dopo trent'anni, si mostrava finalmente ai miei occhi stanchi come un miraggio strappato alla polvere... così esteso da non poter essere contenuto in un solo sguardo.

Moki attirò la mia attenzione stringendo per un attimo il volante della jeep con una sola mano, ma alla prima buca rischiammo di finire fuori pista e non feci neppure in tempo a comprendere cosa volesse indicarmi. ..le montagne della luce, - esclamò - lo stregone racconta che lo spirito della folgore si nasconde in una valle profonda e raggiunge il cielo solo quando la pioggia lo chiama per spaccare l'otre nero in cui sono nascoste le nubi.

- Cosa c'è davvero tra quelle montagne, - domandai, alzando il fazzoletto sopra la bocca per ripararmi dalla sabbia spinta dal vento - ho intravisto uno strano riflesso metallico sul pianoro che sovrasta la spaccatura tra le due cime.

Non rispose... nemmeno una smorfia, e continuò a guidare con il capo piegato verso la spalla sinistra, cercando di non perdere di vista i solchi in cui doveva mantenere le ruote per evitare ulteriori scossoni del veicolo.

Un secondo boato mi fece balzare il cuore in gola, il vuoto s'inoltrò dentro le mie vene fino a battere come un tamburo sulle tempie, voltai lo sguardo verso quel punto brillante all'orizzonte e vidi chiaramente una luce azzurra scivolare lungo il costone roccioso per poi sparire in una frazione di secondo nell'oscurità della valle.

Un gesto veloce di Moki non sfuggì ai miei sensi ancora pregni di adrenalina, lo vidi chiaramente mimare il segno della croce e nel frattempo fingere di asciugarsi il sudore dalla fronte. L'aveva notato anche lui ed aveva paura, il terrore lo indusse a pigiare sull'acceleratore, il suo respiro era corto, ansimante e non voltò mai più il capo verso la montagna finché non arrivammo alla fattoria. 
Apparve all'improvviso come un'oasi verde nell'erba secca, stagliata col suo profilo altero sullo sfondo del cielo scuro, inghiottito dalla notte. Ebbi appena il tempo di abituare i miei occhi alla vista di qualcosa che non fosse parte integrante della natura, che uno scroscio di pioggia mi investì all'improvviso.
Non ricordavo più l'odore della terra percossa dall'acqua durante il temporale, lo assaporai con le stesse narici spalancate del bestiame che a colpi di bastone veniva spinto dentro il recinto, e nulla valse la mia corsa alla ricerca di un riparo, inutile quanto sperare che la mia camicia intrisa di polvere potesse reggere ancora un minuto, giusto il tempo di presentarmi in modo decente alla padrona di casa.

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