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Prima di quella sera, non conoscevo nemmeno il suo nome.
Margherita me ne aveva parlato tra il trillo della sveglietta,
puntata per segnalare la cottura della pasta, e lo squillo
fastidioso del suo cellulare che arriva puntualmente quando
è impegnata ai fornelli. - Non posso lasciarla in mezzo
ad una strada, - esclamò, come se parlasse di una madre
o di una sorella - sono l'unica amica che ha o forse l'unica
a rispecchiare davvero il senso di questa parola.
La ascoltavo senza reagire, probabilmente volevo soltanto
capire fin dove sarebbe arrivata. Sembrava decisa a tutto
pur di aiutarla, ma non avrei mai creduto che arrivasse
a tanto: - Le ho detto di venire a stare qui, da noi...
almeno finché non chiarirà la situazione con Piero. La camera
di Annalisa è vuota, potrebbe adattarsi lì.
Lo capì dalla mia espressione che avevo smesso di seguire
il discorso con distacco. Aprì col solito nervosismo il
portello del forno, picchiò il bordo della terrina contro
il vetro temperato e si ustionò il dorso della mano sulla
serpentina del grill. Nemmeno un lamento, quasi come se
fosse abituata a quel gesto di stizza con cui infilava entrambe
le mani sotto l'acqua fredda, massaggiandosi ripetutamente
la bruciatura.
- Cosa ne dici? - mi domandò con la stessa voce asettica
che usa per chiedermi cosa preferisco di cena, e poi restò
lì a fissarmi, mimando un cenno di assenso.
- Ne parliamo con calma, - risposi, richiudendo il forno
prima che ci finisse contro col sedere - un estraneo in
casa è da valutare senza fretta.
- Era lei al telefono, - sbottò - devo richiamarla.
- Maledizione Margherita, non sappiamo nemmeno chi sia,
come puoi pretendere che dica di si senza che ci ragioniamo
un po' sopra!
- Ha due anni meno di me, è molto più figa di me e in ufficio
dicono che a letto sia speciale... questo può aiutarti a
decidere?
Non l'avevo mai vista così decisa. - Vuoi anche che la
porti a letto per confermarti che scopa bene? - le domandai
a bruciapelo, aspettandomi la sua reazione furiosa.
- Magari ti farebbe bene, - mi lasciò senza parole - farebbe
bene ad entrambi... sono due anni che non ho un orgasmo
decente!
- Smettila, - sorrisi - l'altra sera urlavi come una pazza!
- Fingevo! - mi raggelò con uno sguardo che mi lasciò addosso
mille dubbi e nessuna certezza.
- Va' a fanculo allora, - reagii bruscamente - e comunque
non ti credo.
Inscenò la stessa situazione, ripetendo i medesimi lamenti
con trasporto inaudito: - Anche questo è un orgasmo? - mi
affrontò senza alcun timore - La finiamo qui o vuoi sapere
quante altre volte ho finto di godere?
- Cosa c'entra tutto questo con la tua amica?
- Ecco, hai centrato in pieno il problema, è una mia amica...
forse l'unica che mi sia rimasta perché le altre le hai
fatte scappare tutte, quindi mi sento in dovere di darle
una mano, che ti piaccia oppure no.
- Le ho fatte scappare io?
- Lascia perdere, - chiuse repentinamente la discussione
- avremo modo di discuterne più a fondo!
Digitò il numero sulla tastiera con nervosismo incalzante,
ma quando Giada rispose, la voce si fece calma e aggraziata:
- Gli ho parlato, - le spiegò sorridendo - ha detto che
non ci sono problemi.
Continuò a parlarle nell'altra stanza per sottrarsi ai
miei gesti di disappunto e nel frattempo mi indicò di girare
la pasta quando ormai la schiuma era già ben oltre il bordo.
Ritornò in cucina col sorriso sulle labbra, sembrava rilassata,
tranquilla... esattamente l'opposto di com'era stata un
attimo prima. - Tutto a posto, - disse, guardandomi in modo
stranamente dolce - stasera cena con noi.
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