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S. Gimignano - Toscana -
La luce rosata del tramonto accendeva il cotto delle case,
dei vicoli, in un insieme antico e solenne. I colori caldi
dell'autunno si fondevano nella dolcezza delle colline toscane,
come un quadro dalle tinte pastello, in cui la natura si
confrontava con l'opera dell'uomo e mai, come in quel momento,
l'esito era scontato. La vide salire verso la Basilica della
Collegiata e subito fu attratto dalla sua figura, senza
più riuscire a cancellarla dai pensieri. Vestiva
di scuro, una giacca di taglio semplice ed una gonna ben
sopra le ginocchia, con un corto spacco posteriore, trattenuto
da un lieve ricamo. La seguì, il ticchettio dei passi
sull'antico selciato dava il senso della sua femminilità;
i movimenti erano rapidi, eleganti, ed il suo corpo avanzava
con classe, morbido, armonioso, costringendolo a rincorrerla
per non perderla di vista. Quando entrò nel cortile
interno, un uomo prese a suonare l'arpa e, mentre le arcaiche
mura si riempivano d'immenso, lei si voltò un attimo
nella sua direzione, concedendogli l'attenzione dei suoi
occhi chiari. Lui abbozzò un cenno di saluto ma la
donna nemmeno se n'accorse, e continuò a camminare,
finché sparì oltre la soglia dell'antico portale.
Nick cercò di seguirla per lo stesso percorso, ma
si trovò di fronte ad un'invalicabile rifiuto da
parte di due uomini che non si lasciarono sorprendere dalle
sue innumerevoli scuse.
Era abituato a simili scontri, data la sua professione di
fotografo ficcanaso; "paparazzo" per lui era un
termine riduttivo, faceva parte dei "grandi",
quelli cui conviene concedersi.
Eppure, almeno stavolta, il suo obiettivo non doveva essere
quella stupenda mora che andava di fretta, era lì
per ben altro, ma ormai la sorpresa non aveva più
nulla su cui contare, tutti gli occhi erano puntati su di
lui.
Cercò di darsi un contegno, nascondendo alla meglio
i teleobiettivi, poi affrontò di nuovo i due tenaci
oppositori, senza riuscire nell'intento.
Attese per ore, appostato giù nella piazza, la donna
sarebbe dovuta uscire, San Geminiano non è Milano,
nessuno può svanire tra la confusione della folla.
Fu così anche allora e, quando la notte parve arrendersi
al silenzio, la vide scendere la scalinata, accompagnata
da un misterioso cavaliere.
Li inquadrò con la macchina fotografica e scattò
in continuazione, cercando il primo piano del suo viso,
quasi immaginandosi come ogni fotografia stesse plasmandosi
sullo strato argentato della pellicola.
Non sapeva chi fosse, non capiva nemmeno perché lo
stesse facendo, ma qualcosa d'istintivo lo spingeva a continuare,
senza sapere che in quel momento stava cambiando per sempre
la sua stessa vita.
La seguì fino all'albergo, dove il suo galante accompagnatore
l'abbracciò con distacco, dimostrando che i loro
rapporti erano esclusivamente di cortesia, poi attese che
l'uomo se n'andasse, per cercare informazioni al personale
della reception.
Il portiere lo guardò stranito, mentre si vedeva
allungare un biglietto da centomila, ma non fece in tempo
a rispondere, che una voce tuonò all'improvviso:
- Non possiamo comunicare informazioni personali sui nostri
clienti, inoltre vorrei farle notare che la sua offerta
di denaro ci offende terribilmente.
- Volevo solo conoscere il nome della donna appena entrata,
- esclamò Nick - mi ha incuriosito la sua bellezza,
il resto non m'interessa.
- La prego di uscire subito dall'Hotel, questa è
proprietà privata e non tollero che nessuno infranga
le nostre regole.
- Tu sai chi sono?
- Non m'importa, se lei non se ne va, sarò costretto
a chiamare la Polizia!
- Calma
calma, - intervenne un terzo personaggio,
dall'aria molto compiacente - il signor Nick Frattini è
un grande fotografo, non può essere trattato come
tutti gli altri.
Non fece nemmeno in tempo a compiacersi, che si trovò
sotto braccio allo sconosciuto, trascinato verso un salotto
appartato, dove si trovò a rispondere alle sue domande.
- Cos'è tutto questo interesse per la signora, uno
scoop da mettere in prima pagina?
- Veramente non so nemmeno chi sia, sono stato attirato
dalla sua splendida figura e stavo proprio chiedendo al
portiere se conoscesse il suo nome.
- Io potrei metterla al corrente di tutto, ma vorrei in
cambio un favore
- Cosa?- domandò Nick, abituato ai compromessi.
- Facciamo così, io le dico tutto sull'interessata,
ma lei farà in modo di pompare la storia, affinché
se ne abbia benefici entrambi.
- Dipende molto dall'importanza del soggetto, per apparire
in prima pagina bisogna essere qualcuno!
- Venga con me, le mostrerò qualcosa che non potrà
dimenticare molto facilmente.
Il fotografo lo seguì attraverso i corridoi dell'albergo,
scese le strette scale che conducevano alla parte riservata
al personale, ed insieme sbucarono nel vicolo.
- Dove stiamo andando?
- Sei un fotografo? Sei il migliore? Allora questa notte
avrai la possibilità di vedere con i tuoi occhi cosa
accade oltre la finestra di una camera da letto.
- Non capisco
- balbettò.
- Non importa!- disse l'altro, strappandogli di mano la
macchina fotografica.
Nick cercò di contrastarlo, ma un secondo uomo si
gettò su di lui e si trovò a terra.
Lottò con tutte le sue forze, cercò di divincolarsi,
di fuggire, ma la forza dei suoi aggressori era nettamente
superiore e si trovò ben presto a doversi arrendere.
Non gli lasciarono il tempo di parlare, una mano lo afferrò
per la gola, un'altra fece pressione sulla fronte e si trovò
una bottiglia di vino spinta tra le labbra, sino a raggiungere
la gola. Non riusciva a respirare, non riusciva a gridare,
poteva solo ingoiare quel liquido a grosse boccate, senza
nemmeno capire cosa gli stesse accadendo.
Quando credette che il supplizio fosse finito, seguì
un'altra bottiglia e poi un'altra ancora, finché
l'alcool si fece strada nel cervello, confondendo le idee
e le sensazioni.
Capì che lo stavano trascinando per alcune decine
di metri, poi si sentì sollevare di peso e si trovò
capovolto, trattenuto a stento per le gambe.
- Vogliono farmi vomitare.- pensò, ma si sbagliava
di grosso, e lo capì appena riuscì ad aprire
gli occhi e vide il vuoto sotto di sé; era sospeso
al di sopra di un pozzo.
Volle credere che stessero scherzando, un modo un po' pazzo
per fargli paura, ma di colpo fu lasciato cadere nel vuoto,
ed il suo grido si spense in gola.
Quella corsa verso il basso pareva non finire mai, i colpi
contro le pareti non riuscivano a spegnere la sua ansia,
il suo dolore, di tutti gli incubi quello era il peggiore,
e la cosa più atroce, era la certezza che non fosse
un sogno.
L'impatto con l'acqua fu tremendo, il tonfo agghiacciante;
il corpo si inabissò all'istante e la mente desiderò
solo la fine.
A volte vorremmo morire, per non affrontare la sofferenza,
ma quel meccanismo naturale che ci procura uno svenimento,
quando il dolore diviene insopportabile, non funziona oltre
un certo limite; il corpo non accetta di spegnersi senza
lottare e fu così anche quella volta.
Appena riemerso, si rese conto che la situazione era disperata,
nulla avrebbe potuto salvarlo ed il suo cervello era troppo
impegnato a combattere il vino, per potersi impegnare nella
ricerca di una soluzione.
Eppure l'istinto non si era sopito, la sua mano trovò
un appiglio, un gradino metallico infilato nella parete,
scivoloso alla presa, come fosse il tentacolo di un polpo
proteso nel vuoto.
Com'è difficile trovare un'idea quando l'alcool scorre
nel sangue con la stessa forza della vita, eppure non era
difficile, doveva farlo, altrimenti tutti i suoi pensieri
sarebbero andati persi per sempre.
Capì che se ne stava andando, ed allora raccolse
tutte le proprie forze per un ultimo tentativo e si issò
verso quell'appiglio, infilando un braccio al suo interno.
Cercò con le punte dei piedi di reggersi per un istante,
mentre con l'altra mano si slacciò la grossa cinghia
di cuoio, infilata nei jeans.
Le membra tremavano nello sforzo, la carne si lacerava al
contatto duro con il metallo arrugginito e le dita lavorarono
confusamente, riuscendo finalmente nell'intento.
Passò la cinghia nel gradino e riuscì a riallacciare
la fibbia, poi cadde all'indietro a peso morto, e la mente
trovò la sua quiete.
Quando riaprì gli occhi, poteva essere trascorsa
un'ora, oppure un intero giorno, si domandò persino
se fosse ancora vivo, perché il dolore era completamente
svanito.
- Forse è così
la morte!- ebbe persino
il coraggio di pensare - Sospeso al buio nel vuoto, senza
nulla cui aggrapparsi, senza nemmeno una flebile speranza
senza paura.
Una fitta tremenda lo riportò alla realtà,
alzò lo sguardo verso il punto più alto che
poteva raggiungere e si trovò ad immaginare il cielo.
Una pallida luce si rifletteva sulle pareti impregnate d'acqua,
lasciando presagire che il mondo, là fuori, esisteva
ancora.
- E se non fosse l'alba?
Non avrebbe retto ancora una notte in quello stato, appeso
per la vita, senza un briciolo di forza nelle vene.
Chiuse gli occhi, pregustando di riaprirli il più
tardi possibile, pur di saziarsi della fine di quell'incubo.
- Già
e se fosse solo il peggiore dei sogni?
Non lo era, ma era bello crederlo, oppure sperarlo, mentre
ritardava il momento della verità, serrando le ciglia
per non rovinarsi l'attesa.
Cercò dentro di sé il coraggio di spalancare
le pupille ma lo sforzo fu vano; la penombra non era cambiata.
Il rantolio lontano di un temporale spense definitivamente
le sue illusione, poi venne la pioggia e le gocce caddero
sul suo volto sporco, dilavandone le rughe approfondite
dall'attesa, mentre le labbra schiuse cercavano conforto
alla sete, strana sofferenza per un condannato a morire
in un pozzo.
Presto il livello cominciò a salire, e con esso la
consapevolezza che tutto sarebbe finalmente finito, era
la soluzione migliore: -
meglio affogare che marcire
appeso ad un chiodo
Ma l'acqua, da carnefice si trasformò nel più
impensabile degli aiuti, sospingendolo verso l'alto, dove
i lampi coloravano l'imboccatura del pozzo, disegnando sui
riflessi delle pietre squadrate inaspettati appigli. Per
assurdo, la cinghia che lo aveva sostenuto sino a quel momento,
stava diventando la sua catena, e le dita lavorarono senza
sosta, per sciogliere quell'ultimo impedimento.
Fu sommerso, e solo allora, quando il fiato si dissolse
in mille bolle chiare, riuscì a sganciare la fibbia,
per lasciarsi andare in balia di quella spinta verso l'alto,
senza rendersi conto che nulla avrebbe potuto portarlo all'imboccatura
del pozzo.
Qualche metro, aveva guadagnato solo qualche inutile metro,
ma ora riusciva intravedere una lunga serie di maniglie
arrugginite, protese verso di lui, come tante mani pronte
a stringere le sue.
Alla fine ci riuscì, giusto in tempo perché
la folgore gli mostrasse l'ombra di una poderosa griglia,
posta a proteggere la sua unica via di fuga. Si arrampicò
con le ultime forze, il cuore in gola dava il ritmo della
salita, e la mente ricominciava a masticare idee, finalmente
libera dall'oblio dell'alcool.
Cominciarono i dubbi, primo fra tutti il terrore che ad
aspettarlo ci fossero i suoi aggressori, la libertà
sarebbe stata inutile, senza la certezza di poter sopravvivere.
Provò a spingere la grata ma era bloccata da grossi
lucchetti lucenti, parve subito chiaro che non erano quelli
originali, le sue paure stavano prendendo forma.
Stremato, capì che doveva riposare e l'unico modo
per non precipitare era quello già usato sul fondo,
e si legò di nuovo ad un appiglio, per potersi rilassare
un poco.
Fu una voce a risvegliarlo, non era quella del boia, ma
un sospiro lieve di fanciulla, forse la morte era sopraggiunta
nel sonno e ciò che ascoltava non era altro che un
angelo.
Poi altri bisbigli, parole, frasi; non c'erano dubbi, erano
una coppia di ragazzi!
Doveva affrontarli, farsi sentire, erano la sua salvezza,
non c'era altro da fare.
Si fermò di fronte al dilemma: come avrebbero reagito
alle sue urla disperate? Ora che si trovava ad un passo
dalla vita, non poteva rischiare di ritornare in fondo all'incubo.
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