|
Il suono dell'arpa aleggiava tra le pareti vellutate del
Boudoir e vibrava sulla pelle, graffiando l'anima come le
unghie acuminate di una gatta che raspa nervosamente il
vetro della finestra chiusa. Rebecca sentì una vampata di
calore salirle su, nella gola, per poi ridiscendere nel
ventre dov'era scaturita. Dietro un paravento, due ragazze
avvinghiate con trasporto si baciavano con un sottile gioco
di lingua, mantenendo le labbra a distanza per non mischiare
le tonalità vermiglie dei rispettivi rossetti. Si accorsero
del suo sguardo curioso e la insultarono senza riguardo.
Pochi passi e la vibrazione del cellulare, stretto nel
palmo della mano, le diede la scossa che stava aspettando
da ore. - Dove sei? - sussurrò la voce.
- Sono appena entrata nel locale... c'è poca gente, cosa
devo fare?
- Hai fatto tutto quello che ti ho chiesto?
- Si... - balbettò, guardandosi allo specchio preoccupata
- ma vestita così non mi sento a mio agio.
- Facciamo un ripasso, raccontami ogni dettaglio da quando
hai aperto il mio regalo.
- La tensione è salita alle stelle ancora prima di sciogliere
il fiocco, - raccontò Rebecca - le dita mi tremavano...
la saliva mi si bloccava in gola. Quando poi ho visto il
contenuto, ho avuto uno scatto improvviso e mi è sfuggito
tutto di mano. Mi sono seduta per terra, nell'angolo opposto
del bagno, e sono rimasta a fissare quella strana cosa allungata
sulle piastrelle bianche. Credevo di morire!
- Se fosse stato reale, non saresti qui a parlarne. E'
uno dei serpenti più velenosi presenti in natura.
- Ero terrorizzata... ci sono voluti diversi minuti per
capire che fosse un'imitazione. Quando ho ritrovato il coraggio...
mi sono avvicinata e ho raccolto il foglietto che lo accompagnava.
Dopo tre righe l'eccitazione è balzata alle stelle. Sono
rimasta a fissarlo per una vita, ho contato una ad una le
striature bianche che adorna il rosso brillante del suo
corpo lungo e sottile... e mi sono chiesta quella mente
perversa poteva aver progettato questa follia.
- Mi reputi così perversa?
- Abbastanza per avermi ammaliata. - le confessò Rebecca,
intimidita dagli sguardi della barista.
- Continua... raccontami come sei vestita.
- Come tu mi hai chiesto... o meglio, dovrei dire come
tu mi hai ordinato. Un vestito nero, morbido, di maglina...
con uno spacco profondo sulla schiena e un paio di scarpe
rosse di vernice, quasi della stessa tonalità del tuo amato
serpente.
- Ce l'hai con te?
- Lo sai bene che ce l'ho con me... è profondamente dentro
di me... e la sua lunga coda mi dondola tra le cosce. E'
questo che volevi sentire?
Qualche secondo di silenzio, poi fu sorpresa dalla risposta.
- Mi piace sapere che ti sei venduta alla voglia, che hai
scelto la strada più infida tra quelle che avevi a disposizione.
- Ho scelto te perché mi hai strappata dalle mie convinzioni.
Se avessi ascoltato almeno un secondo la ragione, dovrei
essere altrove. Sto rischiando l'intera mia esistenza, lo
sai vero?
- Parlami del regalo e del momento in cui è diventato la
tua coda.
Rebecca si sedette su uno dei divanetti di alcantara che
attorniavano i salottini privati e avvertì il contatto con
quel maledetto serpente di gomma, scivolato sinuosamente
tra le natiche. - Ho intinto la sua testa piatta nel vasetto
della crema, - ansimò, deglutendo a stento la saliva - poi
mi sono messa a carponi sul tappeto del bagno, come da tue
istruzioni, e l'ho fatta scorrere tra i glutei fino a trovare
la giusta posizione.
- Qual'è stato il primo pensiero?
- Non avevo mai nemmeno immaginato di dover oltrepassare
quella porta, - ammise - i miei giochi erotici si sono sempre
rivolti altrove, dove è più naturale provare piacere.
- Ti sei comportata esattamente come ti ho chiesto di fare?
- Ho accennato una spinta per schiudere i muscoli, ho appoggiato
la testa del serpente al centro... e li ho rilasciati, affossandola
lentamente. La sua forma affusolata e la crema hanno fatto
il resto. Poi mi sono alzata in piedi e l'ho spinta dentro
finché la punta della coda mi è penzolata tra le ginocchia.
Ho indossato il vestito e sistemato la lunghezza affinché
non fosse visibile sotto la gonna.
|