Un romanzo di Abel Wakaam
1° Capitolo

Università di Remm

La luce entrava nell'aula, proiettando le ombre del telaio metallico degli infissi, sulla parete dietro la cattedra. L'insegnante, la Dottoressa Fyn Berger, si lasciava avvolgere da quel chiarore diffuso, ritta al centro della scena, quasi volesse rimarcare la sua posizione di primo piano.
Gli studenti seguivano in silenzio ogni sua parola, ogni sua affermazione e, in quell'atmosfera di grande interesse, ognuno sembrava attendere una sentenza dal valore estremo.
- Questo è il momento di dimostrare, che siete veramente pronti ad entrare nel folto gruppo della "Classe di Merito"; - disse lei, con voce solenne - altri prima di voi l'hanno fatto ed altri ancora lo faranno ma, siatene certi, questo non è il punto d'arrivo! Ora, uno ad uno, potete consegnare i vostri lavori e lasciare l'aula, tra cento giorni riceverete il verdetto e spero possiate coronare i vostri sogni. Sapete che non amo i falsi sentimentalismi, ma vorrei porvi i miei migliori auguri... buona fortuna!
I ragazzi si alzarono con un sospiro di sollievo, finalmente liberati dalla tensione, posarono a turno, la loro relazione sulla cattedra, sorridendo all'insegnante, prima di abbandonare lentamente l'aula.
- Aspetta!- esclamò Fyn, rivolgendosi a Corinne, una vispa ragazza dai capelli scuri - Con te vorrei ancora fare due chiacchiere.
- Non mi dica così Dottoressa Berger... - rispose lei - sa che non reggo le forti emozioni!
- Prendi il tuo lavoro e vieni nel mio ufficio, ho qualcosa da chiederti.
Corinne obbedì e camminò dietro alla donna con timore, quasi sapesse cosa la stava aspettando.
Raggiunta la stanza, l'insegnante le sorrise e, prima che la ragazza potesse chiedere il motivo di quel colloquio, iniziò le sue raccomandazioni: - Sei sicura di quello che hai preparato? Sai che non ci sarà un'altra occasione... non puoi permetterti di sbagliare.
- Non posso nemmeno compiere una ricerca e poi gettarla nel cestino, perché alcuni scienziati non condividono la possibilità di cercare un'alternativa alla loro conoscenza!- rispose Corinne.
- Allora è proprio come temevo, hai voluto portare a tutti i costi la tua teoria sino agli esami... non capisci che, così facendo, hai gettato dieci anni della tua vita in quello stesso cestino.
- La mia non è una teoria; quando leggerà le prove che ho raccolto, avrà lei stessa dei dubbi... Dottoressa Berger, ci hanno sempre mentito... gliel'assicuro!
- Non è questo il luogo per certi discorsi, - continuò Fyn - se verrai a casa mia, una di queste sere, approfondiremo il discorso.
- Partirò oggi stesso per Thrus, - rispose la ragazza - perché non viene lei a trovarmi; mio padre sarà felice di conoscerla ed io potrò mostrarle le prove che avvalorano la mia teoria.
- Non è detto che non si possa fare, lasciami il tuo indirizzo allegato alla ricerca ma, se hai scritto quello che penso, non potrò fare molto per te!
- Non importa, io so di aver dato il massimo e non intendo rinnegare le mie idee.
- Apprezzo il tuo coraggio, ma non illuderti, gli scienziati non saranno teneri come me!
- Mi mancherà, - sussurrò Corinne - lei sa quanto le sono affezionata.
- Mi mancherai anche tu, - rispose Fyn, commossa - ma non certo quella tua testa dura, avrei preferito che mi avessi dato retta.
Si salutarono con un abbraccio, ma entrambe non potevano immaginare quanto vicino sarebbero arrivate alla realtà, certamente abbastanza da sconvolgere quel mondo così perfetto, tutt'altro che quieto.
Fyn alzò lo sguardo verso il cielo, quasi volesse assicurarsi che le tre stelle artificiali brillassero come sempre, illuminando di luce bianca quella porzione di pianeta, unica piattaforma continentale su un immenso oceano di ghiaccio.
Antar era un'enorme isola di tredici milioni di chilometri quadrati, circondata da un mare cristallino e pescosissimo, che la separava da una corolla di barriere ghiacciate, ultima frontiera prima del grande buio. La luce, insostituibile fonte di vita, era assicurata da tre proiettori a scissione che, opportunamente riflessi, riportavano al suolo un chiarore diffuso, interminabile giorno nell'oscurità dell'Universo.
Il tempo scorreva al ritmo della tecnologia, controllato da migliaia di cronometri digitali, che ne scandivano i ritmi, necessari alla sopravvivenza degli equilibri naturali. La notte era solo l'incubo oltre la grande barriera, dove la curvatura del pianeta impediva alla luce di proseguire la sua eterna battaglia con le tenebre, dove nessun uomo non era mai stato e nemmeno non aveva mai creduto di poterci arrivare. Antar era l'unica oasi del pianeta deserto, splendido Paradiso in quell'Inferno gelato, dove cinque milioni di persone avevano trovato rifugio, fuggiti da un punto lontano dell'Universo, dove la parola Terra era ormai sinonimo di preistoria.
Erano passati quasi trecento anni e, quel lontano giorno dell'arrivo, era ormai solo un lontano ricordo, ultimo bagliore di dolore, di un popolo che voleva continuare a vivere.
La tecnologia aveva permesso la realizzazione di quella spettacolare opera di colonizzazione, nulla era stato lasciato al caso e, riconoscendo gli errori già compiuti, erano riusciti ad intraprendere una seconda opportunità di sopravvivenza.
Ora si sentivano maturi per guardarsi indietro, per cercare con distacco le proprie radici ma, sebbene ci provassero, trovavano ostacoli insormontabili nelle generazioni precedenti; nessuno sembrava conoscere i primi capitoli della loro così breve storia.
La Dottoressa Fyn Berger era una donna molto decisa, conscia della propria intelligenza che, unita ad una forte personalità, l'avevano portata a precorrere i tempi, permettendole a soli trent'anni, di raggiungere i livelli più alti della "Classe di merito".
Non erano molte le opportunità offerte da Antar ma, appartenere al ceto più elevato della nazione, le permetteva di vivere una vita agiata, divisa tra il suo lavoro d'insegnante all'Università e lunghe pause di riflessione nella stagione calda, ormai alle porte.
Tornando a casa, pensava a come avrebbe trascorso quei lunghi mesi d'inattività e, sebbene avesse atteso con ansia quel momento, non riusciva a gustarlo sino in fondo.
Varcò la soglia della sua elegante villetta, adagiata sulle ultime pendici della catena montuosa, che sovrastava la baia di Remm, e subito si sentì chiamare da Bruce. - Credevo ti fossi persa, - disse - lo sai che siamo invitati da Larry, non vorrei essere l'ultimo ad arrivare... proprio come al solito!
- Veramente l'invitato sei tu, - affermò Fyn nervosamente - lo sai che io non gradisco quel tipo di persone.
- Non essere assurda, ci ha invitati entrambi, non puoi lasciarmi andare da solo.
- Non ne ho voglia; ti prego, risparmiami questa situazione imbarazzante!
- Quando lo frequentavi prima di sposarmi, - continuò lui - non era così imbarazzante.
- Sono passati dieci anni da allora... cosa ti fa credere che io abbia ancora voglia di rivederlo.
- Non vorrei che questo tuo rifiuto nascondesse un'altra verità!
- Non torniamo su quest'argomento, ti assicuro che non ho nessun'intenzione di rivederlo... Larry è amico tuo? Allora vacci da solo, io non verrò!
- Questo significa rovinarmi la serata, non posso presentarmi senza di te.
- E perché mai? In mia assenza potrai dedicarti alla sua cara mogliettina tutto pepe, non è per quello che ti trovi così bene con loro?
- Astrid non si crea certo i tuoi problemi, è una donna che sa stare in compagnia... sa divertirsi, non come...
- Non come me? - lo interruppe Fyn - Questo intendevi dire? Allora ti posso assicurare che, se è quello il tipo di compagnia che preferisci, allora dovrai fare sicuramente a meno di me... per un bel pezzo.
- Cosa vuoi dire... è una minaccia?
- Mi hai stufato, - gridò lei - mi hanno stufato le tue amicizie, il tuo modo di vivere... sono stufa di te! Hai capito? Sono stanca di averti attorno, con i tuoi modi rozzi, con quell'aria da padrone che assumi quando mi parli... ci ho pensato sai, e ho deciso di andarmene in vacanza sino alla riapertura dell'Università!
- Stai scherzando, tu non puoi andartene... io sono tuo marito!
- Allora forse non hai capito; io non voglio più saperne di vivere con te!- urlò Fyn.
Ne seguì una breve pausa di silenzio, poi l'uomo si avvicinò a lei e, senza mezzi termini, disse: - Tu non andrai da nessuna parte, qui a Remm non si possono fare certe cazzate, senza evitare di essere emarginati dalla società. Io non ti permetterò di rovinarmi la vita!
- Sono pronta a rinunciare ad ogni cosa, se questo è il prezzo da pagare, - asserì lei - ma io non vivrò un minuto di più con te...
- Tu sei pazza, vuoi rinunciare all'Università... vuoi essere messa ai margini della Classe di Merito, vuoi lasciare me... vuoi farmi credere che potrai fare a meno di tutto?
- Di tutte le cose che hai detto, forse mi mancherà solo la prima; il resto è meno di niente!
- Non hai pensato che rovinerai anche la mia di vita? Questo non t'interessa!
- Tu non sei più l'uomo che ho sposato, - sussurrò Fyn - ma una gabbia dorata che mi va sempre più stretta, io ho bisogno di spazio... d'aria, e invece mi sento imbrigliata nel tuo noioso modo di sopravvivere, sempre alla ricerca di una festa in cui buttarti.
- Questo per me è vivere, - asserì Bruce - senza problemi o preoccupazioni... senza nulla cui pensare, possibile che non riesci ad apprezzarlo!
- La tua è una vita senza ostacoli, senza confronti; riesci a passare intere giornate in piscina, senza nemmeno curarti di quello che avviene intorno a te... hai bisogno di un'occupazione, di un lavoro vero, non di questa stupida carica di consigliere.
- "Questa stupida carica" mi fa guadagnare tre volte quello che ti danno all'Università, senza impegnare più di tanto il mio prezioso tempo libero.
- Non so nemmeno perché resto ancora qui a cercare di spiegarti... - sospirò Fyn - ormai è tardi per ripensarci; io me ne vado... adesso!
- Finché sarai mia moglie, la legge te lo impedirà, - esclamò Bruce, determinato a non lasciarla partire - se è questo che vuoi, ti costringerò a rispettare le regole.
- Fai quello che credi, - rispose lei, risoluta - ma io non starò qui un minuto di più!
- Tornerai, - gridò l'uomo - ed allora dovrai accettare le mie di regole!
Fyn preparò in silenzio le valige, nessun rimorso, nessuna paura, avrebbero potuta trattenerla ancora in quel posto, con quell'uomo.
Doveva andare via, una forza irresistibile la spingeva a riprendersi la sua libertà, e solo quando si chiuse la porta alle spalle, solo allora, capì che stava dando un calcio alla propria vita.
Non era una decisione dell'ultima ora, era da tempo che aspettava quel giorno, ma adesso poteva realmente sentire il peso di quella decisione e, doveva ammetterlo, era tremendo.
Su Antar non si volava, il cielo era un grande mare deserto, che nessun aereo avrebbe mai solcato, per via dei cannoni di luce, voraci di molecole sospese.
Fyn lasciò Remm con l'unico mezzo di trasporto abilitato a percorrere la Nazione: un modernissimo treno navetta, che attraversava gli enormi spazi di Antar ad una velocità sorprendente. Una lunga linea retta, costituita da una monorotaia metallica, attraversava l'intero continente, collegando con precisione cronometrica, tutte le grandi città lontane.
Così fu anche quella volta, quando da Remm, capitale dell'alta società, partì come un proiettile verso Thrus, centro unico della pesca, distante circa duemila chilometri.
Meno di sei ore, si leggeva sul biglietto, senza scosse, senza fermate intermedie; non c'era nulla per cui valesse la pena di rallentare quella corsa, null'altro che terra incolta.
Eppure, giusto a metà di quel viaggio, ci fu una strana sosta. "Problemi tecnici" disse la voce metallica, ma gli occhi di Fyn videro la fabbrica di stelle: Ikrail, il centro della luce.

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