Il
crepuscolo li accolse all'imbocco della baia di Mahajamba.
La grande nave accostò lentamente alla riva tra i fischi
del nostromo che seguiva con attenzione i marinai a terra,
impegnati a tirare con forza le ruvide cime. Attese che il
grosso scafo si appoggiasse goffamente al pontile, scricchiolando
nel suo fasciame impregnato di pece, e diede ordine che spingessero
sul molo la passerella incrostata di salsedine, liberando
i passeggeri dalla loro forzata prigionia.
- Potete scendere, - gridò, battendo col frustino sulla
gomena arrotolata ai suoi piedi - il vostro viaggio è
arrivato al capolinea.
Forse era finito per i pescatori di gamberi, giunti da
Mombasa con un sacco di juta sulla spalla, o per i mercanti
di Zanzibar che impartivano nervosamente i loro ordini in
swahili, voltandosi per controllare che venissero prontamente
eseguiti. Non lo era certamente per Sophie ed il suo enorme
baule di cuoio ed ottone, ingombrante compagno con
cui aveva attraversato l'Africa intera.
Dentro c'era il suo piccolo mondo di provincia, quell'angolo
di Bretagna che aveva dovuto lasciare in tutta fretta per
non finire soffocata dalla gente.
A nulla era servito cercare scampo nella tranquilla Algeri,
troppo vicina alla madre patria per non risentire degli
echi che provenivano dalla sponda opposta del Mediterraneo.
Fu così che accettò di intraprendere quel
viaggio carico di speranza che l'avrebbe portata oltre il
canale di Suez, fino a raggiungere le incontaminate foreste
del Madagascar.
Ora le era rimasto l'ultimo tratto da percorrere, il più
breve ma anche il più selvaggio, il più pericoloso,
fino alla grande diga che aveva cambiato il volto del fiume
Mangarahara.
Era il posto più lontano in cui le era stato offerto
un lavoro, il suo lavoro, e lei che amava l'insegnamento
più della propria vita, aveva immediatamente accettato.
Ora sedeva compita sopra il coperchio ammaccato della cassa,
in mano stringeva l'agenda rossa in cui aveva annotato ogni
appunto, e si guardava in giro roteando il capo con circospezione,
sperando di veder apparire da un momento all'altro il battello
che l'avrebbe accompagnata lungo il corso del fiume.
Accanto a lei un gruppo di donne ed una nidiata di bambini.
Per quanto non stessero fermi un istante, costituivano l'unica
fonte di tranquillità all'avvicinarsi della notte.
Un battito di ciglia e gli ultimi sprazzi di luce vennero
sommersi dalla grande ombra, un immenso mantello nero che
offuscò i contorni della baia fino ad inghiottirli
nella sua coltre ovattata.
- Mangarahara
- domandò, indicando il borbottio
di un motore lontano.
- Mangarahara... - rispose una delle donne, stringendo tra
le braccia il più piccolo dei suoi figli.
Gli uomini intorno sembravano contrariati dal ritardo, ma
il solo fatto di sentire quel rombo cupo che si avvicinava
sospinto dal vento, mitigava le preoccupazioni di Sophie.
Era la prima volta da quel maledetto giorno dell'incidente
che avvertiva il brivido secco della paura, e quel sentirsi
impotente di fronte ad ogni evento, diede una sferzata improvvisa
ai suoi fragili nervi.
Lo sapeva perché l'avevano avvertita, il Madagascar
non era una terra per donne sole e indifese, specialmente
se provenivano da quella Francia che per anni aveva gestito
il potere in modo subdolo e arrogante. Ora ufficialmente
era una nazione indipendente, ma l'economia restava saldamente
nelle mani delle grandi multinazionali che ne avevano sfruttato
ogni risorsa e tuttora condizionavano le decisioni politiche
del Governo.
Trattenne il respiro in quel crescendo di nervosismo e
di frenesia, finché le luci traballanti del battello
si intravidero tra la vegetazione della riva.
Prima gli uomini, che conquistarono il ponte con un gran
balzo dalla banchina, poi i bagagli ed i bambini passati
di mano in mano come se si trattasse di secchi colmi d'acqua
per spegnere un immane incendio.
Lei fu l'ultima a salire, trascinando il baule sulla passerella
fatiscente, e quando credette di cadere di sotto col suo
carico di speranza e disperazione, trovò l'aiuto
di quella donna che le era stata seduta a fianco per tutto
il tempo dell'attesa. Il bambino stretto al collo, sorretto
dolcemente con un braccio, mentre con l'altra mano, forte
e risoluta, afferrò con impeto la maniglia di ottone
e la tirò a bordo con un solenne strattone.
- Grazie
- balbettò - da sola non ce l'avrei
mai fatta, ma perché tanta fretta?
- La barca si ferma solo il tempo necessario per far salire
tutti a bordo, poi getta l'ancora al centro della baia ed
attende il mattino per intraprendere il viaggio di ritorno.
Ognuno si affretta a trovare il posto più comodo
per dormire
e per viaggiare.
Le sembrò strano che fosse rimasto libero quell'angolo
piano sul fasciame di prua, si fece aiutare a sistemare
il baule accanto all'argano e finalmente poté sdraiarsi
a rimirare le stelle.
Era la sua prima notte nella terra degli Andriana e degli
Andevo
tra i primi venivano scelti i Re, gli altri
nascevano e morivano schiavi.
Il primo grande impero unificò i due terzi dell'isola
sotto la dinastia dei Maroserana. I Sakalava conquistarono
tutta la costa ovest e fondarono i due regni del Menabe
e del Boima, lasciando lo spazio residuo al confinante Betsimisaraka,
nato dalla confederazioni delle tribù residue, ma
destinato a soccombere all'incalzante egemonia dei Merina
e poi alla colonizzazione francese.
Solo le stelle erano le stesse di allora, quando i leggendari
Vazimba regnavano su un mondo in cui l'acqua, la terra ed
il cielo erano una cosa sola.
Sophie chiuse gli occhi per un solo istante, un battito
di ciglia e la notte, dolce ed infida, la rapì.
Venne la brezza lieve dal mare a scompigliarle i capelli,
ed il verso stridulo dei predatori notturni a distoglierla
dai sogni. Strinse le dita sul laccio che serrava l'agenda,
appoggiata alla guancia, e spinse indietro la nuca sul lucchetto
del suo poderoso baule.
Non ebbe nemmeno il tempo di immaginare cosa le avrebbe
riservato il domani, perché il domani arrivò
all'improvviso.
La catena dell'ancora si arrotolò sulla ruota nodosa
dell'argano cigolando come un animale ferito, e di colpo
la vita sembrò ridestarsi dal profondo della foresta,
all'unisono col primo raggio di sole.
Lo sbuffo del vecchio motore diesel rimbombò nella
baia, invadendola col suo brontolio, ed il marinaio urtò
Sophie su di un fianco mentre cercava di scavalcare il suo
voluminoso bagaglio.
Non impiegò molto a capire per quale arcana coincidenza
avesse trovato libero quel posto a prua, gli spruzzi sembravano
giocare con la chiglia di legno massiccio, finendo ben oltre
la protezione del ponte. Ma bastò uno sguardo intorno
per comprendere in quale paradiso fosse capitata. Quando
Dio ha disegnato questa terra, - sospirò - deve aver
avuto a disposizione solo il verde e l'azzurro sulla tavolozza
dei colori.
Acqua, foresta e cielo amalgamati dal pennello fatato della
natura in un insieme senza eguali. La baia di Mahajamba
risplendeva di luce propria, nel miracolo della nuova aurora.
L'imboccatura del fiume apparve da subito nella sua maestosità.
La corrente impetuosa spinse la barca verso la sponda più
lontana e gli spruzzi dei gorghi divennero un vero tormento.
Fu allora che Sophie decise di metter mano al lucchetto
del suo tesoro nascosto, rigirò la chiave nella toppa
facendola comparire dal nulla, e rovistò sotto il
coperchio, controllata a vista dagli occhi curiosi dei bambini.
Ne trasse un ombrello color dell'arcobaleno. Lo aprì,
liberando il gancio a molla dal legaccio di raso, e lo frappose
tra lei e la prua, chinandosi quel tanto che bastava a ripararsi
dall'acqua.
Risero le donne, divertite da quel piccolo ingegno, un
po' meno i loro nervosi consorti, infastiditi dalle gocce
che si rifrangevano sulla tela colorata, investendoli a
ondate successive.
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