Don Alvaro - 2° Capitolo
un romanzo di Abel Wakaam

- Dòminus vobiscum.
- Et cum spìritu tuo.
- Benedìcat vos omnìpotens Deus, Pater et Fìlius
et Spìritus sanctus.
- Amen
- Ite, Missa est.
- Deo gràtias.
Don Alvaro alzò gli occhi e le braccia al cielo per qualche
istante e nessuno dei presenti osò rompere il silenzio
mistico che si era creato.
Quando abbassò di nuovo lo sguardo, cercò insistentemente i due
stranieri che sostavano all'interno del portone.
- Desculpame... - sussurrò il sacrestano, restituendo la banconota
ad Alicia, poi sospinse i due antoni di legno massello ed il sole
illuminò con prepotenza l'antico pavimento consumato della chiesa
di San Lesmes. Uno ad uno i fedeli si avvicinarono al vecchio
prete per un ultimo saluto e solo dopo aver scambiato qualche
parola con lui, s'incamminarono lentamente verso l'uscita.
Nessuna delle donne guardò in faccia i due stranieri, gli uomini
invece fissarono prepotentemente Alicia, parlottando sommessamente
tra loro.
- Vado io dal prete, - esclamò Martinez - mettiti in un angolo
e fai finta di pregare.
- Pregare... gli scienziati usano la logica al posto del cuore.
Sprecano tutta la loro vita per farci credere che siamo figli
di una scimmia e solo in punto di morte si rendono conto di aver
sbagliato tutto. - Di colpo le tornarono alla mente le parole
di sua madre mentre usciva dalla camera da letto con gli occhi
pieni di lacrime. No, pregare non era ancora una priorità da aggiungere
alla lunga lista delle cose da realizzare... ma se inginocchiarsi
davanti ad una statua di legno poteva servire allo scopo, allora
era disposta a farlo.
E' strano come i volti dei santi sembrano seguirti in ogni angolo
della chiesa, è come se avessero la facoltà di leggere dentro
mille anime all'unisono e di sapere per ognuna quale sia la giusta
cura. Alicia fu colta da un brivido improvviso, si coprì le spalle
con le mani e nello stesso istante sentì chiamare il proprio nome.
Martinez la chiamò più volte, strappandola da quello strano torpore
e lentamente s'incamminò verso di lui che la condusse di fretta
fin dentro la sacrestia. - Don Alvaro parla bene l'italiano, -
spiegò - è stato diverse volte a Roma, sembra ben disposto nei
nostri confronti.
Il vecchio prete era in piedi nella stanza, alla mercé di un
chierico e di una perpetua che lo aiutavano a spogliarsi dei paramenti.
Ogni tanto tossiva e poi rigirava in bocca la saliva, prima di
sputarla di nascosto dentro un fazzoletto ingiallito. - Avanti...
avanti, - esordì, con voce roca - mettetevi pure a sedere dove
vi pare. In quella brocca c'è del vinsanto, i bicchieri sono lì...
da qualche parte, servitevi da soli.
- Le ho scritto diverse lettere e le ho anche mandato una donazione
per la chiesa... - sussurrò Alicia, guardandosi intorno spaesata
- ma non mi ha mai risposto.
- Ho pensato che se fosse stato per qualcosa di importante, saresti
venuta a trovarmi, tu sei l'astrologa italiana vero?
- Astronoma... astronomia, - sorrise, sillabando una ad una le
lettere della parola - l'astrologia è una scienza nettamente diversa
dall'astronomia. Io non mi occupo di oroscopi, guardo il cielo
per scoprire nuovi pianeti, nuove stelle nell'immensità delle
galassie.
- Cosa usa per guardare così lontano, un telescopio? Io ne ho
uno con cui ho seguito l'ultima eclissi, mi è stato donato da
un Vescovo del Vaticano.
- Si, una specie di telescopio, ma molto potente, si trova nello
spazio per non essere disturbato dall'atmosfera terrestre.
- E può vedere in ogni parte dell'Universo?
- In teoria può vedere tutto...
- Però non hai trovato Dio, - sentenziò, con tono greve - per
quanto tu abbia cercato, non hai trovato Dio.
Alicia non riuscì a formulare una risposta logica. Attese per
qualche istante che Martinez la togliesse dall'impaccio, e quando
si rese conto che nemmeno lui sapeva cosa dire, abbozzò un timido
cenno di resa. - Ha ragione don Alvaro, ma come fa lei a saperlo?
- Quando si scrive ad un vecchio prete di campagna, bisognerebbe
tener conto che si tratta di un povero pastore di anime, poco
propenso a leggere un foglio stampato a macchina. Con quelle diavolerie
di computer che usate oggi, le parole sembrano tutte uguali, non
si capisce se chi sta scrivendo soffre, se è felice o se ha il
cuore pieno di rimorso. Le tue lettere sono ancora lì, da qualche
parte, qui non buttiamo via niente, siamo gente povera che dà
valore anche alle piccole cose.
- Le ho mandato un assegno...
- Quello puoi riprendertelo, nessuno l'ha voluto, ora però mettiti
seduta e spiegami perché hai fatto tanta strada per vedermi.
Cercò con lo sguardo Martinez che subito annuì.
- Siamo qui perché abbiamo saputo che c'è qualcosa di anomalo
nella chiesa... o sotto di essa, qualcosa che non fa funzionare
gli apparecchi moderni.
Don Alvaro abbozzò un sorriso: - Il mese scorso è venuto un tecnico
della sociedad electrica. Aveva con sé innumerevoli... herramientas
de detección...
- Strumenti di rilevazione. - tradusse prontamente Martinez,
versandosi un bicchiere di vinsanto.
- ...pero no ha encontrado precisamente nada!
- Ma non hanno scoperto niente di strano.
- Dipende da quello che stava cercando, - commentò Alicia - io
non credo che si tratti di emissioni radio.
Il prete arricciò le sopraciglia.
- Depende de lo que estaba buscando. - Precisò Martinez, affinché
fosse chiaro il concetto - Ella no cree que puede ser una transmisión
de radio.
Don Alvaro scosse il capo, ringraziò il chierico e la perpetua
per averlo assistito e si incamminò verso la canonica. - El diablo
no duerme en virtud de las iglesias. - brontolò, sputando per
l'ennesima volta dentro il fazzoletto - El diablo vive en los
corazones del mal.
Alicia lo rincorse fin sulla soglia: - Non è il diavolo che sto
cercando, - lo affrontò - ma il nucleo ferroso di un grosso meteorite
caduto qui alla fine del primo millennio.
- Un meteorito que cayó aquí? - si voltò di scatto - Cómo se
sabe qué sucedió en el pasado?
- Ho studiato le carte dell'epoca e poi ho elaborato un modello
matematico... mi scusi se glielo dico in modo sfacciato, ma io
credo che lei sappia benissimo di cosa sto parlando... e la smetta
usare lo spagnolo per rendere più complicato questo colloquio!
- La vertad es complicado, - borbottò il prete - como estudiar
el cielo sin encontrar a Dios.
- Avrei potuto chiedere un permesso al Governo e arrivare qui
con una squadra di tecnici e scienziati, - reagì nervosamente
Alicia - invece ho scelto la via della mediazione.
- El Obispo no otorga a la excavación de la iglesia.
- Faccia come crede, ma io le dico che sta sbagliando!
Quando uscì dalla Chiesa, si mise ad urlare tutta la sua rabbia
verso il cielo, subito inseguita da Martinez che provò a farla
ragionare. - Grazie per avermi ascoltato, - la affrontò con sarcasmo
- ora ci siamo bruciati l'unica possibilità di collaborare col
prete! Non ci resta che contattare il direttore del sito archeologico
di Atapuerca, e chiedere il suo aiuto per dei piccoli scavi di
assaggio attorno alla chiesa.
- Come te lo devo spiegare che quel dannato nucleo ferroso non
è affossato attorno alla chiesa, ma sotto di essa! Le carte dell'epoca
raccontano che la cappella di San Giovanni Evangelista fu eretta
dopo che il fuoco sacro venne dal cielo per purificare i peccati
del mondo.
Quel meteorite era sempre stata la sua ossessione, ed ora che
sembrava a portata di mano, le veniva preclusa la possibilità
di appurarne la vera essenza. Ma com'era possibile che il suo
nucleo ferroso azzerasse completamente le comunicazioni radio
su tutte le frequenze, inibendo di fatto qualsiasi microprocessore?
Nella chiesa di San Lesmes cessavano di funzionare le macchine
fotografiche elettroniche, le telecamere e persino le calcolatrici,
come se qualcosa di indefinito riuscisse ad annullare le operazioni
matematiche compiute dal chip digitali di ogni computer. Alicia
sapeva bene che, da sola, una massa ferrosa non poteva avere un
simile potere, e si stupiva dell'indifferenza generale dei ricercatori
del luogo, molto più interessati alle "quattro ossa"
di Atapuerca che al mistero di quel meteorite.
Quella notte dormirono a Santovenia de Oca, sulla strada per
Burgos, da cui il mattino seguente sarebbero partiti per Madrid.
L'indomani, di prima mattina, Alicia ritornò invece nella chiesa,
si inginocchiò su una delle antiche panche e, a capo chino, finse
di pregare.
Il pianto flebile di un neonato sembrò echeggiare tra le volte
ancestrali, aguzzò le orecchie e la voce divenne sempre più nitida.
Si rese conto che arrivava da una delle grate poste ai lati dell'altare.
Si chinò su di essa e udì distintamente la voce di don Alvaro:
- Ego te baptizo in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Qualche minuto più tardi comparve una donna che stringeva tra
le braccia il suo bambino. Era avvolto in uno scialle nero, quasi
volesse proteggerlo dal mondo intero. Uscì con passo svelto, seguita
dal sacrestano che l'aiutò ad aprire il portone, per poi richiuderlo
con aria furtiva.
Alicia continuò la sua finta preghiera finché il vecchio prete
si accorse di lei. La raggiunse con passo lento e barcollante,
le si inginocchiò accanto e disse: - Aprender a orar es aprender
a vivir.
- Si... - rispose, senza guardarlo in volto - imparare a pregare
è imparare a vivere ma sono in collera con Dio perché ha permesso
che mio padre morisse quand'ero ancora bambina.

