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L'insegna al neon brillava nella notte come se il nulla
fosse squarciato dalla sua luce tremula. Mai sera d'inverno
le era sembrata così tetra, così impenetrabile, soffocata
da una nebbia densa che si confondeva coi muri grigi dei
palazzi, fondendosi in un unico immenso calderone in cui
ribollivano lentamente le emozioni.
- Sicura di non aver sbagliato indirizzo? - domandò il
conducente del taxi, tacitando la voce metallica del navigatore
satellitare - Non mi sembra un posto adatto ad una signora.
- Si fermi davanti a quel bar, - sospirò l'elegante passeggera,
incrociando i suoi occhi nello specchietto - e mi lasci
il suo numero diretto nel caso dovessi ritornare in hotel
in tempi brevi.
- Il mio turno finisce tra due ore, - replicò l'uomo, voltandosi
con calma - poi non sarò più raggiungibile nemmeno per telefono.
- Nemmeno se le lascio una mancia?
- Dipende dalla mancia... - sorrise.
- Cinquanta Euro anticipati, - esclamò con voce decisa
- ed altri cinquanta quando verrà a riprendermi.
- Affare fatto, - annuì, tendendo la mano - ma io abito
dall'altra parte della città, il resto della mancia la darà
all'amico che le manderò... stia tranquilla, è una persona
fidata.
- Va bene... - sussurrò - ho l'abitudine di fidarmi delle
persone.
Una sferzata d'aria gelida sul viso, poi un brivido di
freddo le percorse l'interno delle cosce, raggiungendo la
pelle nuda oltre il bordo ricamato delle calze. L'ingresso
del Rhapsody Bar le sembrò la porta del paradiso, se la
richiuse di colpo alle spalle, abbozzando un sorriso: -
Non ditemi che state chiudendo perché rischierei una crisi
di nervi...
- Abbiamo aperto da poco, - fu la risposta distaccata della
barista - questo è un pub e di solito la gente arriva verso
mezzanotte.
Ben diversa fu la reazione di quello che pareva essere
il proprietario, un giovanotto di bell'aspetto, sveglio,
brillante... ringalluzzito dalla presenza di una cliente
così affascinante nel locale. L'accompagnò sino al tavolino
e l'aiutò a togliersi il cappotto: - Sono qui per servirla
madame, - scherzò - ogni suo desiderio è un ordine.
- Qualcosa di caldo... qualcosa che dia coraggio. - rispose
lei, guardando attraverso il vetro la sagoma imperiosa del
palazzo di fronte.
Fu nel servirle un the bollente che Manuele si presentò
senza mezze misure, appoggiò sulla tovaglia a fiori un minuscolo
bicchiere di cristallo e vi versò del liquore rosato fino
a riempirlo sino all'orlo. - Il the è bollente... invece
questo rosolio è infuocato ed eccitante.
- Vanno bene entrambi, - affermò, consultando l'orologio
d'oro che dondolava sul polso insieme al prezioso braccialetto
- li lasci pure qui, deciderò al momento.
- L'avverto che so leggere nel pensiero, - la incalzò -
io so perché lei è entrata in questo bar e so dove andrà
quando ne uscirà!
- Sta scherzando?
- Non scherzo mai con le donne incantevoli come lei, -
abbassò il tono della voce - è arrivata in anticipo come
tante altre e sta aspettando di salire in uno degli appartamenti
del quarto piano, qui di fronte.
- Interessante... ma poco credibile.
- Posso sapere il suo nome madame?
- Mi chiami pure Madame, il mio nome non ha importanza.
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