Un romanzo di Abel Wakaam
1° Capitolo

Justine

"Questo romanzo tratta alcuni argomenti molto forti, difficili da raccontare. la decisione di affrontarli è dovuta alla costatazione che fanno comunque parte delle trasgressioni e delle deviazioni legate ad un certo tipo di sessualità, quindi sarebbe ipocrita fingere che non esistano."

A volte penso che quel che ci accade nella vita sia una proiezione onirica dei nostri desideri... una forza dirompente che riesce a scalfire la realtà, trascinandoci in quella terra di mezzo in cui sono i folli a dettare le regole della ragione.

Forse fu per questo che seguii quella donna lungo i vicoli della città vecchia e non mi arrestai neppure sulla soglia della cappella battesimale in cui sembrava cercare rifugio. L'anziano parroco mi guardò con occhi sorpresi quando, inavvertitamente, mi poggiai contro la pesante tenda viola che celava l'ingresso del confessionale, mi domandò se avessi bisogno di lui e, al mio cenno di diniego, sussurrò che sarebbe tornato in canonica a riposare.

Il ticchettio dei tacchi sul marmo del pavimento riportò il mio interesse su quella figura femminile che si inginocchiava davanti all'altare, le ginocchia abbronzate sul legno ruvido della panca... le mani giunte, il capo chino. Stette lì in silenzio per alcuni minuti, poi si alzò lentamente, volgendo il capo di lato.

Era la prima volta che una donna mi dava un appuntamento nella sacralità di una chiesa, mi avvicinai alla sua panca con circospezione e presi posto accanto a lei.

- C'è bisogno che mi presenti? - le domandai con un filo di voce.

- Sappiamo entrambi di essere qui per un motivo preciso, - reagì con disappunto - non serve recitare un'inutile commedia.

Adoro le donne che mi vogliono raccontare la loro vita, c'è qualcosa di dolce e perverso nel mettersi completamente a nudo di fronte ad uno sconosciuto, e lei lo aveva fatto nel più stuzzicante dei modi, spalancandomi la sua anima fin nei rifugi più reconditi.

L'avevo incontrata in chat... la rete a volte dispensa pennellate di colore a tinte forti quando meno te lo aspetti, e dietro quel suo enigmatico sorriso scoprii subito una voglia inappagata di mettersi in mostra. La prima immagine che ricordo di lei fu un'inquadratura dal basso del suo seno, stretto nel push-up, la pelle era bagnata da tre gocce di liquore rosso ed il desiderio di accostare le labbra fu così intenso da mettermi a disagio.

Ora mi sembrava così strano scrutare le linee sinuose del suo corpo, nascosto sotto l'abito austero, mentre le parole si arricchivano di quell'eco così solenne da non permettere che innocui bisbigli. - Usciamo... - sussurrai - non credo che sia il luogo adatto per ascoltare la tua storia.

- Le confessioni si fanno in chiesa, - ebbe modo di ribadire - hai paura di essere giudicato?

- Non sono credente ma rispetto le religioni degli altri, - insistetti - ci sono molti modi di essere dissacrante e questo mi mette in serio imbarazzo.

Uscii sul sacrato ed attesi parecchi minuti perché mi raggiungesse: - Non ti seguirò in una stanza d'albergo, - affermò - non ho nessuna intenzione di fare sesso con te!

- Sono qui per ascoltare, - risposi, scostandomi di un passo - se non ti fidi, il gioco finisce qui.

Mi indicò una panchina sul molo, la raggiungemmo con andatura ciondolante quasi come se fosse l'ultima passeggiata verso il patibolo.

- Lo vedi quel magazzino diroccato nella parte più vecchia del porto... tutto ha avuto inizio lì.

Erano passati tre anni da quel giorno, eppure Justine ricordava ogni dettaglio con una precisione assoluta, tanto da riuscire a spiegarmi com'era vestito quell'uomo dall'accento medio orientale.

- Sembrava uno di quei bancari che si siedono in riva al mare per gustarsi il pranzo in pace... si slacciano le scarpe, frugano nella borsa ed estraggono uno di quei succulenti panini imbottiti, avvolti nella carta stagnola. Aveva uno strano braccialetto al polso sinistro, troppo colorato per essere portato in banca, e non indossava la cravatta... no, mi ero sbagliata sul suo conto e lui non perse tempo a fugare ogni mio dubbio. Si presentò rispondendo al mio sguardo curioso con un sorriso accattivante, è come se desse per scontato che fossi interessata alla sua persona... sessualmente intendo, perché non mi fece attendere la sua provocazione.

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