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Il
fiore dalle due ombre
"I
luoghi descritti su queste pagine e le situazioni che nel tempo
vi sono accadute non sono frutto solo di fantasie. Ogni località
è indicata con i dati di latitudine e di longitudine. Si
sconsiglia dal visitare codeste dimore senza una guida sicura."
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Mappa
dettagliata
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Latitudine
45° 43' NORD Longitudine 8° 52' EST

La
prima volta che vidi quei piccoli cilindri lucidi e rossastri portavo
ancora i calzoni corti.
Era una tiepida
mattina di Maggio quando imboccai la breve discesa che portava al Castrum,
un respiro di sollievo dopo quel lento risalire che mi aveva condotto
fin sulla cima della collina. Un'inevitabile sosta all'unica fontana dei
dintorni per rifornire la borraccia d'alluminio ricoperta di lana grigioverde,
e poi di corsa oltre gli antichi piloni del ponte levatoio per raggiungere
la torre di guardia.
Anche allora
amavo isolarmi dal mondo per descrivere sulla carta l'immaginario esaltante
dei miei pensieri, per molti ero soltanto un ragazzo dal carattere schivo,
io invece cercavo da sempre il filo invisibile che unisce la terra ai
sogni. La torre del Seprium m'ispirava... guardavo la grande vallata attraverso
la stretta fessura del suo spioncino ed il mondo mi appariva sotto una
diversa luce, un misto di magia e ricordi ancestrali.
Mi piaceva
pensare di essere già stato lì in chissà quale precedente
vita, di colpo i miei abiti si tingevano dei colori caldi del cuoio, ed
il luccichio del metallo riportava in auge arcaiche armature. Quel giorno
fu il rumore d'un campanaccio a destare la mia mente dall'oblio. Il vento
che saliva dalla valle portava con sé quel suono confuso in mezzo
a mille altri... un grido, poi un altro ancora... ed infine il belare
nervoso del gregge che arrancava sui ripidi pendii che risalivano dal
Monastero fino a raggiungere il pianoro.
Lo spingeva
un cane nero dal pelo arruffato, accanto a lui camminava uno dei figli
del pastore, il più piccolo, con una grande bisaccia a tracolla
ed uno strano cappello rivolto all'indietro; ci guardammo negli occhi
e diventammo subito amici.
Non ci sono
molte cose inutili nelle tasche di un pastore, e quel poco che non serve
ha sempre un gran valore simbolico. Quando fu il momento di scambiarsi
qualche piccolo dono, gli offrii una lunga punta acuminata che usavo per
abbrustolire le pannocchie. L'avevo ricavata dalla stecca di un vecchio
ombrello, la punta picchiata col martello fino ad appiattirla a mo' di
freccia, e poi limata quel tanto che bastasse a farla sembrare un'arma.
Lui rovistò
nella bisaccia con l'aria guardinga, si guardò in giro con circospezione
e ne trasse un sacchetto di pelle, legato da un laccio intrecciato, sciolse
il nodo con attenzione e poi svuotò sulla mia mano il misterioso
tesoro che custodiva all'interno. Lo guardai incuriosito da quei sette
bottoni lucidi e rossastri, con la parte centrale schiacciata rispetto
ai bordi. Sembravano quelle caramelle alle erbe che tutte le nonne nascondono
nella dispensa per tirarle fuori al momento in cui devono farsi obbedire...
e magari le avvolgono nella carta dorata per farle apparire più
buone.
- Sono i
semi di una pianta misteriosa, - raccontò il ragazzo - in ognuno
di essi può nascondersi la strada che unisce questo all'altro mondo.-.
Non gli detti molto credito e lui per questo mi portò dal vecchio
padre, subito disposto a raccontarmi il resto della storia, gustando il
formaggio fresco spalmato sul pane di farina gialla.

continua
Abel
Wakaam

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