Latitudine 45° 32' NORD Longitudine 19° 01' EST
Il vecchio pastore si grattò la barba incolta, dispensandomi un grande sorriso, poi cominciò a raccontare con l'enfasi di chi vuol confidare un terribile segreto.
Io lo ascoltavo in silenzio con gli occhi stralunati, goloso di apprendere dalle sue labbra una nuova avventura su cui fantasticare con gli amici, ma ben presto mi accorsi di quanto fosse diversa quella storia da tante altre che avevo già sentito. - Di loro non si seppe più nulla, - continuò - almeno fino al giorno in cui i soldati scelsero quel malaugurato posto per provare la loro guerra nella palude... e ciò che trovarono portò il terrore a scorrere sulle acque del grande fiume. I due teschi erano semisepolti nell'erba, rivolti uno verso l'altro, e dalle cavità oculari spuntavano due fiori color della morte. Uno dei militari commise il grave errore di cogliere un baccello e portarlo con sé fino ad Aljmas, dove lo consegnò al dottore del paese. La drammatica storia dei due ragazzi si sparse per tutta la Slavonia, dove le genti di allora bollarono l'avvenimento come opera del demonio, e quella malefica pianta venne additata come il frutto del male. Il medico che aveva preso in consegna i semi si lasciò intimorire dalla credenza popolare, ma non se la sentì di distruggerli. Li consegnò ad un botanico di Osijek e da allora non se ne seppe più nulla per molti anni a venire.-. Raccontava con voce profonda, accompagnando ogni parola con la mimica del volto, le sue profonde rughe si stringevano attorno agli occhi chiari ed io non potei fare a meno dal chiedergli di continuare. - Si seppe poi che da quei semi erano nate molte piante, ma nessuna di esse somigliava a quella descritta dal soldato. Non tanto nell'aspetto... bensì dal colore completamente giallo dei suoi petali che non riportarono mai le screziature vermiglie dell'originale. Le streghe di allora adottarono il fiore come simbolo del sortilegio, lo nutrirono col sangue di animali sgozzati, ed infine si arresero all'evidenza... tutte, tranne una. Si chiamava Esperja e scrisse decine di pagine sui suoi esperimenti con quei semi, ne disseminò una gran quantità nella stessa palude da cui erano arrivati e giunse alla conclusione che solo la morte umana poteva infondere di nuovo nel fiore le proprietà misteriose di cui era depositario. Era convinta che fosse il tramite tra questo... e l'altro mondo, capace di vegliare con la propria ombra di qua e al di là del confine della morte. Quando venne il suo tempo, Esperja si spinse nel folto della boscaglia ed attese la fine scrivendo il frutto dei suoi pensieri con una penna d'oca intinta nel sangue.-. - Come sai tutto questo, - domandai con voce tremula - come puoi sapere cosa accadde davvero a quella donna?-. - Mia nonna viveva ad Aljmas ed era una delle poche donne del villaggio che aveva imparato a leggere dalle suore, fu a lei che portarono le ultime volontà della strega affinché ne spiegasse a tutti il significato. "Sento che sto per andare oltre la china oscura... nella parte opposta da cui venni alla luce... e intorno c'è solo un vento freddo che sospinge le ombre sui miei occhi... vedo solo il colore rosso del sangue che goccia a goccia tinge i petali dell'Encanto." Da quella semplice frase nacque una leggenda intrisa di mistero e quella strana pianta divenne per tutti il fiore dalle due ombre per la sua capacità di essere visto anche oltre il confine della morte.-. Il pastore e suo figlio uscirono dalla mia vita improvvisamente così come erano arrivati, ma il loro incontro segnò una traccia profonda nei meandri atavici della memoria, iniettando nei miei pensieri l'irrefrenabile istinto di rincorrere all'infinito l'oscuro presagio che si nascondeva in quella leggenda. Come prova tangibile che non si era trattato solo di un sogno, stringevo nel pugno una manciata di semi dell'Encanto.
Abel Wakaam
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