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Quell'inverno, il vento del nord aveva smesso di soffiare
troppo in fretta. Il primo giorno di sole fu scosso da un
boato lontano. Noa alzò gli occhi verso il passo e scosse
ripetutamente il capo.
- E' una valanga nonno? - gli chiese il piccolo Niko, sfiorando
col palmo delle mani l'acqua scintillante del ruscello.
- Sì... è una valanga, - mentì il vecchio, appoggiandosi
alla macina di pietra che stava ripulendo - la peggiore
che sia mai caduta.
Lui sapeva bene che il disgelo avrebbe alzato la tensione
sul confine e le voci che arrivavano dalle guide erano preoccupanti.
Parlavano di centinaia di uomini e automezzi accatastati
lungo la strada che arrivava da Betel... raccontavano della
decisione con cui il nemico si stava preparando per l'attacco
decisivo dopo aver sottovalutato per anni la forza degli
uomini della Resistenza che popolavano le montagne.
Il fragore della neve in caduta libera nella valle opposta
fece tremare le cime degli alberi più alti e lo spostamento
d'aria sembrò riportare l'inverno sul costone più alto della
montagna. - Hanno fatto un buon lavoro gli uomini di Paco,
- commentò, voltandosi verso la piccola folla che si era
radunata alle sue spalle - questo fermerà gli entusiasmi
di chi credeva di poter prendere il passo prima ancora dell'arrivo
della primavera!
- Hanno creato una palizzata sul costone per innalzare
il livello della neve, - spiegò Martin, compagno di settant'anni
di vicissitudini - e dal boato che sto sentendo sarà arrivata
sino all'imbocco del campo... e magari anche ben oltre.
- Non illudiamoci, - rispose il vecchio con aria preoccupata
- lasciamo che sia il comandante Artemide a relazionarci
sui risultati dell'operazione.
Era lui il punto di riferimento di tutti i villaggi dell'altopiano,
nonché capo indiscusso della guerriglia a cui venivano riconosciute
capacità umane eccezionali. Sarebbe dovuto arrivare all'indomani,
ma i giorni passarono senza che nessuno sapesse spiegare
il motivo del ritardo. A lasciar intendere che qualcosa
fosse andato storto ci pensò Paco, prendendo sotto braccio
Noa con l'espressione imbronciata.
- Il Comandante è stato ferito... - sussurrò, trattenendo
a stento un gesto di disappunto - non è in pericolo di vita
ma le sue condizioni gli impediranno di muoversi per molto
tempo. Quest'anno non sarà lui a difendere il passo.
- Lo farai tu coi tuoi uomini? - domandò il vecchio, aggrappandosi
ai due cinturoni che portava a tracolla - Sei l'unico che
conosce la nostra situazione... e per questo che sei qui
vero?
Paco lo tirò in disparte sotto gli occhi curiosi di tutto
il villaggio. Si chinò accanto al torrente, prese il pugnale
dallo stivale e lo strofinò tra la sabbia fine della riva:
- No... - si schiarì la voce, evitando il suo sguardo -
Artemide ha deciso che sarà un altro ad assumere il comando
degli uomini che proteggono l'altopiano.
- Un altro... ma chi meglio di te conosce questa gente?
E poi chi altri può assumersi una responsabilità così grande...
anche noi abbiamo il diritto di decidere chi sarà a prendersi
cura delle nostre donne e dei nostri figli... delle nostre
seppur misere esistenze?
- Non è uno di qui, - grugnì, stringendo il pugno - ma
conosce molto bene la zona perché ha passato la vita a cacciare
tra queste valli.
- Il suo nome? - tagliò corto Noa - Se la stai facendo
così lunga è perché non ti piace... su forza, dimmi il suo
nome.
- Lo chiamano Akon... - sbottò Paco, alzandosi di scatto
come se si fosse finalmente liberato da un peso - l'ho incontrato
qualche volta, su al passo, è un tipo deciso, uno che probabilmente
sa il fatto suo. Ma è anche un solitario, abituato a pensare
solo a sé stesso o al massimo ad una manciata di uomini.
Non ha una visione generale del campo di battaglia... basa
tutto sull'istinto, sull'aggressività e finora ha avuto
fortuna.
- Questo Artemide lo sa? E perché credi che gli abbia affidato
il comando?
- Non arriveremo al prossimo inverno... - sussurrò il guerrigliero,
abbracciandolo - il nemico ha ben capito di averci sottovalutati
e questa volta ha ammassato al di là del valico una tale
quantità di truppe regolari da non lasciare speranza. Akon
è l'unico che sembra non averlo compreso. Per tutto l'inverno
ha fatto incursioni assurde rischiando oltre il lecito.
Ha perso un terzo dei suoi uomini, ma agli occhi della gente
appare indomabile, invincibile... invece è solo un folle.
Quando la fortuna gli girerà le spalle, sarà troppo tardi
per capire che abbiamo puntato sull'uomo sbagliato e ci
ritroveremo senza una vera guida.
- Stagli vicino, - esclamò Noa, schiarendosi la
voce - la tua umanità insieme alla sua tenacia potrebbero
ricompattare gli uomini attorno ad un unico ideale. Abbiamo
bisogno di tutti, ricordatelo... anche di uno come lui.
E' credente?
- Si... - sorrise Paco in modo beffardo - crede nella violenza,
nel sesso e negli eccessi di ogni specie. In ogni villaggio
dov'è stato ha lasciato qualche marito incazzato, qualche
donna disperata e qualche mascella rotta. Ma non voglio
condizionarti con le mie parole, presto verrà anche qui,
è questo il luogo più vicino al fronte e lui ama fare l'eroe
che non si nasconde.
- Se non volevi condizionarmi dovevi startene zitto, -
lo rimbrottò il vecchio - me l'hai dipinto come il diavolo
in persona. Siamo sicuri almeno che sia dalla nostra parte?
- Tu e Martin siete il punto di riferimento per tutti,
fate in modo che debba consultarsi con voi per ogni decisione
che riguardi il villaggio.
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