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- C'è una ragazza che asserisce di essere
stata molestata.
Il Commissario si sistemò con cura la cravatta
e si voltò nervosamente verso la psicologa: - Dov'è? - domandò,
scorrendo con la coda dell'occhio i presenti in sala d'aspetto.
- E' quella laggiù con l'abito color prugna, seduta accanto
al pensionato che è già venuto ieri mattina. Quello che
ha denunciato il vicino perché gli rovista nella spazzatura.
Serena stava conversando sommessamente col
vecchietto, ma la sua preoccupazione maggiore era di riuscire
ad infilarsi nei rari momenti in cui il l'altro doveva tirare
il fiato, per rubargli il tempo e sommergerlo con le proprie
paure.
- Da chi è stata molestata? - sorrise il poliziotto,
scotendo il capo.
- Da uno sconosciuto, su internet, dice che
la sta ossessionando da giorni e non riesce a liberarsene.
- Chiama Rudy e rifilagli il problema. E'
l'unico che capisce qualcosa di queste stronzate!
La psicologa lo afferrò per la manica della
giacca prima che potesse allontanarsi: - Renzo... non puoi
affidarla a lui, non è nemmeno un agente, è soltanto il
tecnico dei computer.
- Ascoltami Luciana, se l'avessero molestata per strada,
in piazza, al cinema... in un posto reale, la farei assistere
da un vero agente. Guardala, tra un po' salta in braccia
a quell'uomo e lo invita a casa sua, non è da prendere in
considerazione. Non farmi perdere tempo, né io e neppure
tu non sappiamo nulla di chat e amori virtuali, chiama Rudy
e lascia che se la sbrighi da solo.
- E' un imbecille... finirà per molestarla
anche lui. Lo ha fatto con tutti, persino con Anna... o
viceversa!
Il Commissario si liberò della stretta
con un gesto di disappunto. - Non interferire con la mia
vita privata, - scandì nervosamente le parole - preoccupati
di fare il tuo lavoro e niente altro.
Non ci fu verso di fargli cambiare idea. Renzo
era un uomo cocciuto, di vecchio stampo, uno di quelli che
prende ogni decisione seguendo una logica antica quanto
il suo modo di vestire. E ogni volta che si trovava davanti
ad un muro insuperabile, optava per una decisione di tipo
conservativo.
Rudy invece era la sregolatezza in persona.
Mille lavori, ma mai uno definitivo, ed era riuscito a farsi
assumere come tecnico al Commissariato esclusivamente per
l'amicizia di suo padre col sindaco della città. Quando
si presentò a Serena, lei non lo considerò minimamente:
- ...voglio parlare col capo - gli rispose con aria di sufficienza
- quello che ho da dire è di importanza vitale!
- Vuoi parlare col capo? - l'affrontò col
solito sorriso da marpione - Ok... il capo è quello là,
con la giacca marrone, coi baffi e gli occhiali. Lui crede
che tu sia una di quelle dementi che cercano il principe
azzurro in chat. E' convinto che il computer sia un parente
stretto della televisione e, per battere sulla tastiera,
usa solo l'indice delle due mani.
- E tu cosa usi?
- Anche io uso solo due dita... - balbettò
- ma lo faccio molto più in fretta di lui!
Il pensionato cercò di introdursi nella conversazione,
ribadendo di essere in attesa da ore. - Hai ragione, - lo
tranquillizzò, mostrandogli una vecchia scheda video, appena
smontata perché guasta - adesso però torna a casa e nascondi
questo localizzatore satellitare sul fondo della tua spazzatura.
Quando quel babbeo del tuo vicino te la ruberà, avremo la
prova della sua colpevolezza.
- Lo hai preso in giro vero? - sorrise la
ragazza, appena restarono soli.
- L'ho fatto a fin di bene, io so distinguere
un caso interessante dalla fuffa. Ora però dimmi di te,
ma non partire dall'inizio... raccontami tutto dalla fine.
- Dalla fine? Se non ti spiego tutta la storia...
- Fa' come ti dico... conosco il mio lavoro.
E' come per i libri gialli, se leggi la fine scopri subito
chi è il colpevole senza perdere tempo.
Serena si accorse che le stava sbirciando
dentro la scollatura. Strinse con una mano l'ultimo bottone
del vestito e con l'altra prese il taccuino dalla borsa.
- Ecco, - esclamò, guardandosi in giro con sospetto - stamattina
ho trovato una scritta fatta col pennarello rosso sul cristallo
anteriore dell'auto. Io non guido anche se ho la patente,
è di mio padre.
- Può averla scritta chiunque, - obiettò Rudy
- perché sospetti di... di... come si chiama?
- Vedi che dovevo raccontarti la storia dall'inizio...
- Dimmi... soltanto... come... si chiama!
- le scandì lentamente le parole in modo risoluto.
- Kakfa... è il nome di uno scrittore ceco.
La guardò come si guarda un punto nero sulla
fronte del secchione della scuola. Le prese il taccuino
di mano, alzò lo sguardo verso l'alto e raggiunse La psicologa
che controllava la scena da lontano. - E' andata, completamente
andata, - le sussurrò - mi ha appena raccontato di aver
chattato con uno scrittore cieco. Chiama il medico di turno
e falla internare!
- Uno scrittore cieco? - lo incalzò Luciana.
- Si... un certo Kafka, - continuò, abbassando
ulteriormente la voce - dammi retta, falla internare.
Luciana scosse il capo, trattenendo a stento
la risata che le stava scoppiando in gola: - E' uno scrittore
ceco... non cieco! Un autore molto conosciuto, nato a Praga
nel 1883, che aveva la pessima abitudine di non terminare
mai i proprio romanzi.
Rudy controllò solo allora la scritta sul
taccuino e di colpo si fece serio: - Oh cazzo... - si lasciò
sfuggire - vai a prenderla a portala al sicuro. Io corro
dal Commissario.
- Che ti prende, sei impazzito?
Appena le mostrò la scritta sul foglio, la
psicologa si lasciò cadere sulla sedia. - Bakhramim... -
pronunciò quella strana parola con un filo di voce - è simile
alla segnalazione arrivata dalla Digos la scorsa settimana.
- Non è simile, è proprio la stessa! - le
confermò Rudy - Ho passato tre giorni a cercarne il
significato in rete.
Una parola univoca, di cui i principali motori di ricerca
non trovavano che qualche misero risultato. Bakhramim era
il nome di una danza popolare ebraica che si rifaceva al
giorno del Kippur, in cui le ragazze da marito ballavano
nelle vigne, così che i giovanotti potessero sceglierle
come fidanzate o future mogli. Per i servizi di sicurezza
di mezzo mondo aveva un significato molto più pericoloso
da quando, un anno prima, era stata ascoltata durante un'intercettazione
satellitare prima di un attacco terroristico.
- E' un caso! - decretò immediatamente il Commissario,
coprendo la cornetta del telefono col palmo della mano.
- Capisco la tua voglia di fare l'eroe, ma non metterò in
allarme la Digos per aiutarti a farti bello agli occhi della
ragazza.
Per quanto discussero, non ci fu modo di fargli cambiare
idea. L'arrivo di Luciana non fece altro che aumentare i
dubbi sulla situazione psicologica di Serena. - E' sola,
un po' immatura, si preoccupa di tutto e di tutti. Ha bisogno
di avere gente intorno su cui sfogare le proprie paure.
Stamattina si è accorta che sul cristallo anteriore dell'auto
del padre, parcheggiata in strada, c'era quella scritta
e l'ha subito ricollegata a questo "Kafka" con
cui ha avuto uno scambio di messaggi su internet. Da quel
che ho capito, dev'essersi perdutamente innamorata di lui,
ma è intervenuto qualcosa che ha rovinato i loro rapporti.
L'unico legame tra il nickname di questo fantomatico interlocutore
e la scritta sull'auto è la loro origine ebrea. E' un po'
poco per imbastirci un'indagine.
- Nessuna indagine, non perdiamo tempo con queste stupidaggini...
non voglio sprecare energie e uomini per inseguire il nulla.
- Lascia che me ne occupi io, - insistette Rudy - provo
a risalire alla vera identità di questo tipo e, se c'è qualcosa
che non torna, ti avverto immediatamente.
- Per farlo serve una richiesta specifica alla Polizia
Postale e non ho nessuna intenzione di far perdere tempo
anche a loro...
- Ci provo da solo, non ti preoccupare, lasciami fare.
Renzo lo guardò, trattenendo il respiro. Lo avrebbe mandato
volentieri al diavolo perché proprio non sopportava quel
suo atteggiamento da "io so fare tutto meglio degli
altri", ma poteva essere un modo per tenerlo alla larga
da Anna. Acconsentì.
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