Tu donna di grande successo ed io uomo di suadenti
parole, due pennellate di colore diverso sul muro
bianco della nostra vita. Difficile nascondere d'un
tratto i graffi disordinati che arrivano sino in cima,
difficile riuscire a sovrastare gli enormi murales...
impossibile cancellare le ferite profonde di chi è
passato prima.
"Ma il nostro incontro è troppo importante"
dicevi "e questa storia mi brucia dentro fino
a farmi male", chissà quante volte lo
hai ripetuto, forse per crederci davvero oppure solo
perché volevi restare... aggrappata alle mie
braccia sempre troppo aperte, sempre troppo forti,
mai avare di carezze eppure così dure, da rompere
ogni indugio ma anche ogni certezza.
Ci siamo incontrati col fiato grosso, di corsa, io
appena sceso da un treno e tu fuggita dall'ultimo
temporale, avevi tra le mani i tuoi libri e negli
occhi la voglia delle mie labbra... poi subito nelle
narici l'essenza del tuo profumo troppo orientale
che faceva a botte col mio dopobarba preso al supermercato,
sull'ultimo scaffale. Stamattina nella fretta mi è
sfuggito dalle mani, giusto per imbrattare il collo
della camicia di Valentino, l'unica che avevo nell'armadio
e che ho rispolverato per te.
"Si può amare qualcuno senza neppure
averlo mai sfiorato" si... forse, per me è
diverso... si può amare qualcuno solo dopo
averlo perso. Ridi, mi chiedi di non smettere di parlare,
ma io temo che tu voglia rubare i miei concetti, persino
i miei silenzi per trasformarli in frasi, per costruire
storie, strane, semplici, esagerate o estreme... so
di essere un libro aperto... e chi mi legge poi non
si da pace.
Ancora non ti ho baciata... ancora non l'ho fatto,
ma allora perché nel taxi mi slacci la cintura
di cuoio mentre con l'altra mano mi accarezzi il collo
con le tue dita ossute, nervose... perché non
guardi dentro allo specchietto i suoi occhi curiosi...
perché continui a ripetere che non abiti lontano...
ed ora mi chiedo persino se sono qui perché
lo voglio oppure solo perché mi sento indifeso.
Non potevo sapere quanto di te fosse nascosto sotto
al tuo abito che a me sembra fuori moda, oppure sono
io che mi vesto sempre uguale, jeans e camicia, e
quest'aria da folle che parla come un vecchio saggio
e vive da sempre in bilico, pronto a cadere. Mi stupisci
mentre servi il tè senza picchiare la porcellana
sopra il tavolino, io ho quasi paura di spezzare quel
manico così sottile della tazzina... lo afferro
appena e poi scolo quasi tutto d'un fiato, non importa
se è bollente... non m'interessa la marca,
il gusto, l'aroma e tutto il tuo racconto su dove
l'hai importato.
Non potevo sapere che il tuo seno fosse così
vivo... lo appoggi sul mio petto e poi ti siedi a
cavalcioni, le gambe larghe... sento il tuo sesso
e tu il mio, mi abbassi la cerniera e poi lo stringi
tra le dita. Finalmente ti bacio, finalmente mi abbracci,
poi scendi su di me ed entro nel tuo mondo, nel tuo
sogno, nella tua mente, nei tuoi pensieri, nel tuo
corpo e nei tuoi desideri.
"Fottimi" mi dici... non mi piace la parola,
non mi piace in questo momento, io non l'avrei mai
scritta, non l'avrei mai detta, avrei cercato un sinonimo
o un sostantivo, un verbo, un congiuntivo, ma "fottimi"
si... forse rende meglio l'idea e poi sei tu che ti
muovi. sei tu che mi "prendi"... sali e
poi ridiscendi senza darmi pace, senza darmi il tempo
di capire, senza darmi il tempo di reagire, senza
nemmeno lasciarmi pensare se veramente mi piaci.
Si, mi piace... quello che stai facendo mi piace...
ti immoli sul mio sesso così lentamente e poi
quando sei giunta in fondo mi stringi dentro, percepisco
ogni tuo muscolo, ogni tuo più intimo dettaglio...
e le tue labbra che aspirano la mia aria mi danno
il sapore dei tuoi sensi e nella mia mente diventano
un tarlo. Afferro i tuoi fianchi e ti fermo appena
un istante... sento che non resisto, che sto per impazzire,
che sto per salire sulla cima più alta per
poi lasciarmi cadere... e tu lo comprendi e mi vuoi
vedere.
Tra le tue labbra sì... sopra il rossetto,
rosso e vermiglio senza un difetto, e poi giù...
dentro la lingua, in fondo alla gola fino a farmi
male mentre mi succhi come un'animale... mentre io
grido e mi lascio mangiare. Sulle tue labbra... si,
è la mia voglia, bianca e dolcissima come il
piacere che mi hai dato, e la tua bocca freme sotto
le macchie di neve e mi da il senso di quanto hai
goduto.... com'è strano l'amore quando sembra
perduto.
Ed io credevo che te ne andassi via... che lenta,
barcollante, sparissi dietro la porta del bagno per
non apparire mai più, credevo che una volta
presi i tuoi appunti di viaggio mi avresti rinchiuso
dentro un capitolo amaro della tua solita storia...
schiacciato tra i tanti altri personaggi che appaiono
e scompaiono sulla scena del libro che ancora non
hai scritto, ma che non resterà incompiuto.
Invece sei qui, abbandonata tra le mie braccia e
piano riaccendi gli stimoli sopiti, lentamente mi
parli e io rubo i tuoi pensieri per me, per la mia
storia cominciata mille volte e mai finita... quante
labbra dovrò mai baciare per trovare il giusto
incastro... e se mai funzionasse davvero so che ne
avrei paura... ma tu ora sei qui ed io ancora dentro
di te... e poi sopra di te a scuotere i tuoi fianchi
fino a farti gridare. E non te la caverai con un "fottimi"
sussurrato a dentri stretti, questa volta sono io
a muovermi... a cavalcare, e tu sei costretta a subire
e ad ascoltare ciò che mai avrai il coraggio
di scrivere o di riferire.
E' la mia vita che ti racconto, tra una fitta di
dolore e una carezza, un piacere sottile che s'innalza
leggero, sorretto dalla brezza e poi diventa vento
di maestrale... siamo folgore e tuono in questo maledetto
temporale. E colpo dopo colpo, parola dopo parola,
la mia storia prende forma, si contrae, si distente
e poi prende il volo... tu mi guardi stupita ed io
ti pretendo, ti apro e mi spingo, mi tolgo, mi alzo
e poi spingo dentro... inarchi la schiena, abbassi
il capo e poi liberi un urlo con tutta la voce...
ed io aspetto un secondo con uno sforzo atroce.
Nella tua bocca amore... ormai è un rito,
so che è questo che vuoi e non mi tiro indietro...
so che vuoi vedere quanto piacere ho dentro e vuoi
tirarmelo fuori come fosse un lamento.... e poi un
po' golosa, seppur lentamente, fai sparire le tracce
del tuo tradimento.